Missione oggi con i nuovi stili di vita

Condivido questo articolo che mi è stato richiesto per rafforzare la missione oggi.missione-oggi


MISSIONE E NUOVI STILI DI VITA

Connessione tra missione e nuovi stili di vita

Non è superfluo ricordare che finalmente nella Chiesa non si parla più di missioni ma di missione, andando oltre la visione eurocentrica di missione che era quella di portare, attraverso i missionari tradizionali, il modello europeo di Chiesa in ogni parte del mondo. Invece è tutta la Chiesa ad avere una missione universale da compiere, anzi è essa stessa missione e lo deve essere sempre. Il Concilio Vaticano II ha rotto lo schema ecclesiocentrico (la Chiesa come centro e come fine) indicandoci con fermezza che l’orizzonte della Chiesa è la costruzione del regno di Dio. Il popolo di Dio è sempre in cammino per realizzare la grande missione che ci ha consegnato Gesù: il regno di Dio. Papa Francesco ci dà stimoli nuovi e forti per poter realizzare la missione che Gesù Cristo ha vissuto e testimoniato, invitando la sua comunità a continuarla.

Mettendo insieme l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium e l’enciclica Laudato si’ emerge la connessione tra missione e nuovi stili di vita.

L’Evangelii Gaudium ci fa riscoprire che la grande missione della Chiesa è annunciare a tutti la gioia del Vangelo che sgorga dall’incontro gioioso e pasquale con Gesù Cristo. “Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta. Non c’è motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non è per lui, perché nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore (n. 3). L’esortazione ci svela il cuore del Vangelo: la vita diventa bella e gioiosa se fa suo il dinamismo di vivere per gli altri. Quante volte Gesù Cristo ha fatto capire ai suoi che dovevano cambiare rotta: da persone che pensavano solo a se stesse a persone che, dopo l’incontro con Lui, sarebbero vissute per gli altri!

L’enciclica Laudato si’ ci presenta molto bene il legame tra la vita intrisa del Vangelo di Gesù Cristo e la cura della casa comune che è anche una sorella e una madre che ci accoglie tra le sue braccia: “Altri sono passivi, non si decidono a cambiare le proprie abitudini e diventano incoerenti. Manca loro dunque una conversione ecologica, che comporta il lasciar emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che li circonda” (LS 217). I nuovi stili di vita sono quindi, secondo Laudato si’, le conseguenze visibili e concrete delle molteplici relazioni che ci legano alla casa comune: motivate e rinnovate dall’incontro con Gesù, esse tracciano oggi i vari percorsi per la realizzazione del regno di Dio.

Azioni pastorali concrete per i nuovi stili di vita nelle comunità cristiane

Laudato si’ sottolinea per almeno 21 volte che gli attuali stili di vita delle nostre società sono insostenibili e chiama almeno 35 volte l’umanità intera alla conversione ecologica mediante “nuovi stili di vita”. Fa anche esempi concreti di cambiamenti che partono dal basso e che possano “convertire” anche le istituzioni. “Un cambiamento negli stili di vita potrebbe arrivare a esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale. È ciò che accade quando i movimenti dei consumatori riescono a far sì che si smetta di acquistare certi prodotti e così diventano efficaci per modificare il comportamento delle imprese, forzandole a considerare l’impatto ambientale e i modelli di produzione. È un fatto che, quando le abitudini sociali intaccano i profitti delle imprese, queste si vedono spinte a produrre in un altro modo. Questo ci ricorda la responsabilità sociale dei consumatori. «Acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico» (n.147).

Parlando della responsabilità sociale dei consumatori, papa Francesco cita l’enciclica Caritas in Veritate di Benedetto XVI, che a sua volta cita l’enciclica Centesimus Annus di Giovanni Paolo II. Insomma, sono tre i papi che ci chiamano alla responsabilità sociale come cittadini consumatori. Responsabilità da vivere sia personalmente sia comunitariamente. Le nostre comunità devono impegnarsi in questa sfida educativa per una conversione ecologica dei propri membri, che li aiuti a fare scelte per una vita sobria, giusta e solidale.

Ecco un esempio molto semplice: una “festa” (parrocchiale o diversamente comunitaria) è etica se si fa una spesa giusta, se c’è l’impegno a fare meno rifiuti e quei pochi ben differenziati, se si valorizzano i prodotti stagionali e quelli che vengono dalla propria terra e da mani che hanno cura e rispetto della madre e sorella comune, senza inquinarla con pesticidi e diserbanti. E, ancor più, se è una festa che sa accogliere tutti, soprattutto i poveri, i diversi e gli stranieri.

Facciamo molta fatica a capire che questi impegni concreti sono conseguenza della missione evangelica e di una conversione quotidiana per custodire il grande dono di Dio che è il Creato. Nelle nostre parrocchie, diocesi e congregazioni religiose come viene vissuto l’impegno di ridurre i rifiuti? La nostra Chiesa sta formando cristiani che sanno accogliere i diversi e gli immigrati con tenerezza e giustizia, superando buonismi o chiusure? Le nostre comunità cristiane nell’incontrare gli altri mostrano l’opzione preferenziale per i poveri?

E c’è anche un nuovo stile di evangelizzazione che la Chiesa tutta deve far proprio: gli evangelizzatori devono avere uno stile gioioso e non da funerale, uno stile pasquale e non da quaresima senza Pasqua. “Missione per attrazione” la chiama il Papa. Le tante Messe, celebrate nelle parrocchie, nelle cattedrali e nei santuari emanano la gioia del Vangelo e fanno vivere un incontro gioioso con il Risorto e tra fratelli? Oppure sono riti noiosi e che non danno l’idea di un Dio Padre e Madre che abbraccia tutta l’umanità e tutto il cosmo?

Ecco, dunque: la missione esige nuovi stili di vita, nuovi stili di Chiesa e nuovi stili di evangelizzazione per incarnare sulle vie della storia contemporanea l’amore di un Dio che ama fino alla croce e fino alla gioia di una risurrezione cosmica.

Adriano Sella

(missionario del creato e dei nuovi stili di vita)

Vedi l’articolo in pdf  missione-e-nuovi-stili-di-vita-redazione-finale

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Proposta laboratoriale per conoscere l’enciclica Laudato si’

Dal grido della terra e dei poveri al cambiamento, puntando su un nuovo stile di vita, alla luce dell’enciclica Laudato si’.dalgrido

Proposta di metodologia laboratoriale per far conoscere l’enciclica Laudato si’, mediante 5 parole chiave dell’enciclica e accompagnate da simbologie e narrazioni.

  1. Momento di riflessione per tutti: far conoscere le 5 parole chiave che ci aiutano a fare un percorso concreto dal grido al cambiamento, puntando su un nuovo stile di vita che è uno degli obiettivi fondamentali della Laudato si’.
    1. Le 5 parole chiave sono: Grido, Relazione, Bellezza, Responsabilità, Cambiamento.
    2. Il libretto “Dal grido al cambiamento, educhiamoci ai nuovi stili di vita alla luce dell’enciclica Laudato si‘” (ed. EMI) presenta ed approfondisce le 5 parole chiave.
  1. Lavoro di gruppo: formare 5 gruppi che vengono aiutati da 5 moderatori (facilitatori).
    1. Ogni gruppo riceve una delle 5 parole chiave da approfondire insieme.
    2. Il gruppo viene invitato ad utilizzare in maniera positiva il cellulare, per poter leggere il racconto corrispondente alla parola chiave che si trova nel sito-blog: www.contemplazionemissione.wordpress.com (N.B.: clicca sulla 2° o 3° notizia dove c’è scritto “Dal grido al cambiamento”, oppure sulla copertina del libretto “Dal grido al cambiamento” che trovi sulla destra. Sotto la copertina c’è il link delle narrazioni e delle simbologie con le immagini).
    3. Il gruppo deve riflettere sulla parola chiave, terminando il lavoro con la sintesi di tre riflessioni da condividere a tutti gli altri.
    4. Il gruppo deve inoltre cercare un’altra simbologia, diversa da quella proposta dal relatore nella plenaria iniziale. Il simbolo può essere presentato in forma di: immagine, disegno, oggetto, cartellone, scenetta o mimo.
  1. Plenaria di condivisione: ogni gruppo viene invitato a condividere due cose:
    1. le tre riflessioni sulla parola chiave;
    2. il simbolo trovato per indicare la parola chiave che deve essere presentato mediante il seguente metodo:
      • presentazione della simbologia senza spiegarla verbalmente (il simbolo non ha bisogno di essere spiegato con le parole);
      • dopo la presentazione del simbolo, dare spazio alle risonanze degli altri sui significati percepiti dalla simbologia presentata;
      • intervento conclusivo del gruppo su come è stato percepito il simbolo dagli altri;
      • conclusioni finali da parte del relatore o animatore di tutta la proposta laboratoriale.

Tempistica del laboratorio: 2 ore e mezza (1 ora per la relazione, 45 minuti lavoro di gruppo, 45 minuti per la condivisione e le conclusioni). Tempo ideale: 3 ore e mezza (1h e 15m per la relazione con videomusicali, 1h lavoro di gruppo, 1h e 15 m per la condivisione e le conclusioni).

Proposta laboratoriale di Adriano Sella, missionario del creato e dei nuovi stili di vita.

clicca qui per scaricare il pdf

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Festa del Movimento Gocce di Giustizia: domenica 2 ottobre

festa

FESTA DEL MOVIMENTO
GOCCE DI GIUSTIZIA

Domenica 2 ottobre 2016

dalle 16.00 alle 21.00

presso i Missionari Saveriani,

(Viale Trento 119 – Vicenza)

con uno spettacolo teatrale

Programma della festa

h. 16.00: accoglienza

  • apertura laboratori: “Origami relazionali e Semi dimenticati”;

  • possibilità di rinnovare la quota associativa a Gocce di Giustizia.

h. 17.00: VITA SOCIALE:

  • condivisione delle attività sociali;

  • presentazione del bilancio 2015 e approvazione da parte dei soci.

h. 18.00: TEATRO in MASCHERA (la MASCHERA del clown) PIO Mare…..Mare PIO interpretato da Giulio Vanzan, regia di Elisabeth Baron. La sfida dello spettacolo è quella di portare il clown in territori poetici dove solitamente gli interpreti di questa maschera non si spingono: la guerra, la paternità, il lavoro, la morte, la fame, richiamando lo stile di grandi maestri quali Chaplin, Benigni e Slava.

h. 19.00: MOMENTO CONVIVIALE: spuntino offerto dall’Associazione.

h. 20.30: chiusura della festa.

 

Vi aspettiamo! Portate i vostri amici e conoscenti.

Info: goccedigiustizia@gmail.com; cell. 346 2198404 (Adriano)

sito: www.goccedigiustizia.it con pagina Facebook

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Canto e video su Laudato si’

Voglio condividere una bella canzone e anche il video di un amico francescano. Fra Gianni si è ispirato all’enciclica di papa Francesco Laudato si’. Laudato_si_enciclica_papa_Francesco

Buon ascolto e buona visione!

Al seguente link potrete visualizzare il videoclip ufficiale del brano Laudato si’
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La tenerezza è la maturità umana, ma è anche il cuore di Dio e delle sue creature

La tenerezza è la maturità umana,

ma è anche il cuore di Dio e delle sue creature

Da diverso tempo mi ritrovo pienamente nella corrente del pensiero che crede fermamente nella seguente verità: il profondamente umano e anche profondamente cristiano, e viceversa.

Oggi, soprattutto nei paesi occidentali, constatiamo sempre più frequentemente che abbiamo riempito la vita della gente di tanti oggetti e cose, ma l’abbiamo impoverita di relazioni umane fatte di cura e di custodia gli uni verso gli altri. Abbiamo sempre più un mondo ebbro di consumi, come ha dichiarato papa Francesco nella notte del Natale 2015, ma purtroppo sempre più povero di tenerezza. Questa corsa alla ricchezza economica e al consumismo compulsivo è generatrice di violenze: conflitti, odi, chiusure, indifferenze e guerre. Mentre, come ci ricorda Jean Vanier, nel suo ultimo libro Chi risponde al grido?, è la tenerezza il contrario della violenza. Il fondatore della comunità Arca, facendo un elogio della tenerezza, riporta nel suo libro la testimonianza di uno psichiatra, con cui ha lavorato insieme: “Non era credente, ma era profondamente umano. Un giorno sono andato a trovarlo e gli ho chiesto: “Secondo te, che cos’è la maturità umana?. E lui mi ha risposto: “è la tenerezza”. Perché la tenerezza è l’opposto della violenza. É un atteggiamento del corpo: degli occhi delle mani, del tono di voce (…). Consiste nel riconoscere che l’altro è bello e nel rivelarglielo. Ma con il nostro corpo, attraverso la nostra maniera di ascoltarlo, le parole che gli rivolgiamo”. Jean Vanier scrive anche nel suo libro: “Gesù è venuto ad insegnarci la tenerezza. È l’atteggiamento che permette di accogliere l’altro e di vivere in relazione con lui”.

Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium scrive: Il Figlio di Dio, nella sua incarnazione, ci ha invitato alla rivoluzione della tenerezza (n. 88). Sottolineatura presente anche nel numero 270 nell’esprimere che conoscere la forza della tenerezza è volontà di Gesù, perché “ogni essere umano è oggetto dell’infinita tenerezza del Signore, ed Egli stesso abita nella sua vita” (n. 274). Il papa ci invita poi, nel 279, ad imparare a riposare nella tenerezza delle braccia del Padre. Infine, ritorna a sottolineare la forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto, guardando a Maria, e sostenendo, sempre nello stesso numero 288, che la tenerezza non è la virtù dei deboli ma dei forti.

Nell’enciclica Laudato si’ ci rivela come l’amore di Dio che si manifesta nel Creato è la tenerezza di Dio. Dichiara il n. 77: “così, ogni creatura è oggetto della tenerezza del Padre, che le assegna un posto nel mondo“. La tenerezza è, secondo l’enciclica, la dimensione del cuore che genera un “autentico sentimento di intima unione con gli altri esseri della natura” (n. 91). Papa Francesco, nel 220, parla di una conversione che comporta una cura piena di tenerezza. E poi presenta la figura di San Giuseppe come un uomo giusto e forte con grande tenerezza, sottolineando che “la tenerezza non è propria del debole ma di chi è forte ed è un atteggiamento fondamentale per proteggere questo nostro mondo che Dio ci ha affidato” (n. 242). Inoltre, papa Francesco, nelle due preghiere finali dell’enciclica, ci rivela che tutto quanto esiste è circondato dalla tenerezza di Dio e che tutte le creature sono colme della presenza e della tenerezza di Dio. Infine, non si può dimenticare l’immagine della carezza che il papa dipinge: “Tutto l’universo materiale è un linguaggio dell’amore di Dio, del suo affetto smisurato per noi. Suolo, acqua, montagne, tutto è carezza di Dio (n.84).

Papa Francesco ci parla dell’importanza della tenerezza anche nelle sue omelie. Infatti, nella Messa della notte di Natale del 2014 ha esclamato: “Quanto bisogno di tenerezza ha oggi il mondo! Pazienza di Dio, vicinanza di Dio, tenerezza di Dio”.

Questa tenerezza deve manifestarsi nel quotidiano mediante scelte e atteggiamenti di affetto, di prossimità e di vicinanza, come sottolinea il teologo Josè Frazao Correia nel suo libro La fede vive di tenerezza, dove presenta la teologia del quotidiano perché tutti questi gesti di tenerezza e di affetto possono essere profondamente spirituali se esprimono un legame con gli altri. Inoltre, il teologo dichiara che l’esperienza fondante e fondamentale è quella del sapersi amato dall’amore vivo e vivente di Dio, ma questa fede si nutre di concretezza, altrimenti rimane astratta, ossia contiene una verità esistenziale che ha una risonanza affettiva per tutti: “attraverso l’affetto si vive affettuosamente legati: l’amato alla sua amata, il figlio al padre e alla madre, l’amico all’amico. L’affetto è il legame della relazione giusta, di quella che si genera e si alimenta dalla fiducia sentita e conosciuta, accolta e ricambiata”. Vivendo così, sottolinea il teologo, l’affetto di Dio Padre e di Gesù per noi, ricevuto e ricambiato. Ecco perché la fede è affetto.

Credo fermamente a questa realtà della tenerezza come la forza di cura e di custodia più grande che abbiamo e che possiamo vivere, perché è il cuore di Dio e di ogni sua creatura.

Voglio viverla anche affrontando derisione, pregiudizio, incomprensione ed emarginazione. Non posso vivere senza la tenerezza perché è anche il mio cuore come creatura di Dio, per poter creare legami esistenziali ed essenziali verso tutte le altre creature e verso Dio Padre e Madre.

Adriano Sella

(missionario del creato e dei nuovi stili di vita)

e-mail: adrianosella80@gmail.com      

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Parola di Dio e Nuovi Stili di Vita: api e impollinazione

Parola di Dio e Nuovi Stili di Vita percorso sui Sentieri Natura a S. Zenone degli Ezzelini (TV) 
 
Domenica 22 maggio 2016 dalle ore 9.30 alle 16.30 
 
Tema: le api e l’impollinazione, con la guida dal Diacono Bruno Martino, 
presidente onorario dell’Associazione “Sentieri Natura”, erborista e naturalista. 
Lungo il percorso, oltre le essenze botaniche di notevole pregio, sono stati ritrovati reperti attribuibili al periodo paleo-veneto (visibili nel museo di Bassano). Le specie erbacee, arbustive ed arboree, le zone aride e quelle umide presenti che incontreremo, ci permetteranno di illustrare il meccanismo dell’impollinazione delle api, un abbraccio tra Vita e Vita di tenerezza cosmica.
Programma:
  • Ore 9.30: ritrovo presso la Chiesa di San Lorenzo a Liedolo di San Zenone (Treviso);
  • Ore 9.45: partenza per il Sentiero del Col San Lorenzo che si origina proprio accanto alla Chiesa. Sentiero paesaggistico e naturalistico di grande pregio, lunghezza circa 3 km;
  • Ore 12.30: pranzo al sacco sul prato del Col San Lorenzo. I panini che porteremo da casa saranno integrati da prodotti dell’enogastronomia locale, offerti dall’Associazione Sentieri Natura del Parco degli Ezzelini;
  • Ore 14.00: celebrazione della Santa Messa all’aperto sul Col San Lorenzo, poco prima della stessa chiesa di San Lorenzo. Mensa a cura degli alpini di Liedolo;
  • Ore 14.45: visita alla Pozza del Collalto, a circa 1000 metri dal prato della Croce, con piante acquatiche ed altre tipiche delle zone umide;
  • Ore 16.00: bicchierata finale con vino locale. Abbigliamento: scarponcini per percorso misto e giacca impermeabile nello zainetto.
In caso di pioggia: ritrovo alla parrocchia di Liedolo per una proiezione sulle api e l’impollinazione; oppure al centro don Paolo Chiavacci della diocesi di Treviso a Crespano del Grappa.
Promotori: Commissione Nuovi Stili di Vita – diocesi di Padova Commissione Nuovi Stili di Vita – diocesi di Treviso con la collaborazione del diacono Bruno Martino e dell’Associazione “Sentieri Natura” di Treviso
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Il nuovo libricino di Adriano: 7 relazioni umane di misericordia

Il nuovo libricino tascabile di Adriano Sella, 

sulle 7 relazioni umane di misericordia,

edito dalle edizioni Paoline.

 

Ridare il sorriso a chi l’hai toltohttps://nuovistilidivitapadova.files.wordpress.com/2016/05/7-relazioni-umane-di-misericordia.jpg

Offrire un sorriso a chi ti giudica male

Stringere la mano a chi si sente rifiutato

Donare un abbraccio a chi si sente ferito

Porgere le mani a chi si sente fragile

Rivolgere una parola di solidarietà a chi si sente solo

Guardare il volto dell’altro e riconoscere il volto di Cristo

 

Propone sette atteggiamenti improntati al rispetto reciproco, alla stima, alla fraternità, alla misericrdia, per migliorare le relazioni umane, per essere felici e rendere felici gli altri. L’Autore, missionario del creato e dei nuovi stili di vita, fa eco all’invito di papa Francesco a vivere la misericordia. Non occorre fare azioni eclatanti, bensì piccoli gesti quotidiani, come offrire un sorriso a chi è triste, stringere la mano a chi si sente rifiutato, dedicare parte del proprio tempo a chi è solo, mettere pace dove c’è discordia, perdonare e amare anche chi non ci ama… In sostanza, impegnarsi a vivere le opere di misericordia, aggiornate per i tempi di oggi,  per contribuire a creare un mondo migliore.

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Giustizia e non più elemosina

Giustizia e non più elemosina

Tutti possiamo diventare una goccia di giustizia

Giustizia e non più elemosina” chiedono i poveri del sud del mondo, come pure i nostri emarginati e scartati del nord del mondo.

Ma noi rispondiamo con assistenzialismo ed elemosina perché non vogliamo cambiare i nostri stili di vita, i quali sostengono alti tenori di vita e sono una delle cause principali dell’inquinamento del pianeta terra.

Mentre dobbiamo impegnarci tutti, a partire dal quotidiano, a fare qualcosa per poter curare questa casa comune che è madre terra, e per poter custodire i popoli che sono la grande ricchezza e diversità che abbiamo, garantendo un mondo con i colori dell’arcobaleno e non più in bianco e nero.

Si chiama cambiamento a km0, perché parte là dove viviamo, cominciando da nuove pratiche quotidiane: dal consumo responsabile, all’obiettivo rifiuti zero, alla mobilità sostenibile, al recupero della bellezza delle relazioni umane, all’incontro con la diversità degli immigrati, e tanti altri nuovi comportamenti.

Sono nuovi stili di vita che riescono a generare giustizia e pace, superando la stagione dell’assistenzialismo e facendo fiorire la primavera della giustizia.

Crediamoci! È possibile cambiare il mondo mediante i nostri nuovi comportamenti quotidiani che diventano delle gocce di giustizia, capaci di perforare anche la roccia per far entrare il virus della giustizia nella nostra vita quotidiana, in modo da contagiare tutti nell’impegno per una cultura di giustizia e per una economia delle relazioni.

Tutti possiamo diventare una goccia di giustizia che riesce a rigenerare il fiore appassito dalle tante ingiustizie.

Non aspettiamo che anche l’ultimo fiore della vita sia bruciato dalla violenza, ma mettiamo le mani in pasta e i piedi sul cammino per poter generare giustizia, pace e amore fino ai confini del mondo.

Solo in questo modo consegneremo alle nuove generazioni un mondo più giusto e solidale.

Allora, alzandoci al mattino ripetiamo “giustizia e non più elemosina” con i colori dei nuovi stili di vita.

Vicenza, 5 dicembre 2015

Adriano Sella

(Celebrazione dei 20 anni del movimento Gocce di Giustizia)

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Laudato si’ esige cambiamento degli stili di vita

Laudato si’:
un’enciclica che esige il cambiamento degli stili di vita per la cura e la custodia della casa comune

Voglio innanzitutto sottolineare il metodo che papa Francesco utilizza nel costruire questa bella e importante lettera enciclica: il metodo induttivo e non deduttivo, mediante il processo vedere, giudicare e agire. Non si parte dalle grandi verità teologiche per poi calarle sulla realtà, ma nel guardare, leggere e scrutare la realtà per saper cogliere i segni dei tempi e la presenza di Dio in questa casa comune che è il creato. Una presenza che esprime tutto l’amore del Padre nei confronti di tutte le creature e che ci responsabilizza nel cambiamento dei nostri stili di vita.

C’è anche una prospettiva nuova che merita di essere segnalata. Questa lettera enciclica non si pone dalla parte di chi possiede la verità e cerca di offrirla, come spesso accadeva per gli altri documenti pontifici, ma ci fa cogliere che bisogna cercare la verità e non tanto darla. Cercarla addirittura insieme mediante il confronto, il dialogo e la ricerca continua. É un documento che non chiude ma apre alla ricerca e al confronto tra tutte le persone e i popoli.

La prospettiva che mi piace molto dell’enciclica è la sottolineatura del primato del bene e del buono sul male e sul peccato. Il bene non è presente solo all’origine del creato, ma è sempre presente, secondo l’enciclica, ieri, oggi e domani. Anche quando tutto sembra andare in rovina, c’è sempre il bene che può farsi strada: “Eppure, non tutto è perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi, al di là di qualsiasi condizionamento psicologico e sociale che venga loro imposto. Sono capaci di guardare a sé stessi con onestà, di far emergere il proprio disgusto e di intraprendere nuove strade verso la vera libertà. Non esistono sistemi che annullino completamente l’apertura al bene, alla verità e alla bellezza, né la capacità di reagire, che Dio continua ad incoraggiare dal profondo dei nostri cuori. Ad ogni persona di questo mondo chiedo di non dimenticare questa sua dignità che nessuno ha diritto di toglierle” (n.205).

Questa è anche la prospettiva della pastorale dei nuovi stili di vita, generando in ognuno di noi la possibilità di poter sempre credere che è possibile fare qualcosa, ed in ogni momento, per cambiare rotta e realizzare giustizia, pace, amore e bellezza nella nostra casa comune, come sottolinea l’enciclica Laudato si’.

Altri aspetti molto importanti dell’enciclica, che sono pure dimensioni fondamentale del progetto pastorale dei nuovi stili di vita, sono: la centralità della categoria della relazione, diventandone un paradigma fondamentale per la cura e la custodia del creato. Tutto è in relazione e tutto è connesso (n. 137-138). Laudato si’ ci parla delle tre grandi relazioni: con Dio, con il prossimo e con la terra (n.66); la convinzione che tutto è un dono di Dio e per cui tutto il creato appartiene al Padre e noi non siamo padroni ma solo amministratori seguendo i verbi biblici coltivare e custodire.

L’enciclica fa emergere la radice umana della crisi ecologica (capitolo terzo), come pure la responsabilità umana nei confronti del degrado ambientale, sociale e umano sempre più preoccupante. Per questo si parla di due grandi clamori, il grido della terra e il grido dei poveri (n. 49), fin dall’inizio dell’enciclica, che hanno la stessa radice. Come pure non parla di due crisi separate: quella ambientale e quella sociale, ma un’unica grande crisi socio-ambientale.

Ecco quindi la grande attenzione dell’enciclica ai nuovi stili di vita. Il sempre più grave problema socio-ambientale è una questione di stile di vita, sottolinea Laudato si’ nel n. 161. Per questo, papa Francesco richiama fin dai primi numeri che “L’umanità è chiamata a prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzione e di consumo, per combattere questo riscaldamento o, almeno, le cause umane che lo producono o lo accentuano” (n.23). C’è nell’enciclica un crescendo impressionante di richiesta per nuovi stili di vita: mediante nuove pratiche (n. 177), stile di vita alternativo (n. 200 e 208), nuovi atteggiamenti e stili di vita (n. 202), nuove abitudini (n.209), piccole azioni quotidiane (211), l’importanza dei semplici gesti (n.230-231). Inoltre papa Francesco fa molti esempi di cambiamenti dal basso promossi da gruppi, associazioni, movimenti, comunità, persone, reti… È impressionante la concretezza che viene espressa molte volte per far cogliere che è possibile cambiare dal basso, ma coinvolgendo anche la dimensione comunitaria e fino alla responsabilità della politica. Quello che noi chiamiamo i tre livelli: personale, comunitario ed istituzionale.

Vorrei concludere con questo annuncio importantissimo fatto da questa stupenda lettera Laudato si’: “Non bisogna pensare che questi sforzi non cambieranno il mondo. Tali azioni diffondono un bene nella società che sempre produce frutti al di là di quanto si possa constatare, perché provocano in seno a questa terra un bene che tende sempre a diffondersi, a volte invisibilmente” (n. 212).

E allora, adesso posso dire con maggior fermezza, mediante l’appoggio dell’enciclica: è possibile cambiare il mondo con i nuovi stili di vita.

Padova, 15/09/2015

Adriano Sella

(discepolo e missionario dei nuovi stili di vita)

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L’accoglienza è uno stile di vita che ci rende umani

L’accoglienza è uno stile di vita che ci rende umani

Accogliere è voce del verbo umanizzare. L’accoglienza è molto importante, oggi vissuta anche nei confronti di tante persone che vengono da lontano: gli immigrati che scappano da conflitti, da guerre e dalle devastazioni dei loro territori a causa di un sistema economico-finanziario che è depredatore di madre terra, impoverendo soprattutto le popolazioni del sud del mondo e scartando tante persone di là ma anche di qua.

Accogliere significa diventare umani e fare come ha fatto la Terra nei confronti dell’umanità. Dobbiamo ricordarci che siamo tutti ospiti su questo pianeta terra, sentendoci parte dello stesso destino e responsabili per costruire un futuro dove ognuno si senta accolto e amato nel grembo di madre terra.

L’accoglienza è far esistere una persona umana, così come è avvenuto per ciascuno di noi quando siamo stati accolti nelle braccia dei nostri genitori, abbandonando il grembo materno e sentendoci accarezzati dalla luce della vita.

Per cui, non si può essere umani senza l’accoglienza degli altri. Tanto più per essere cristiani, perché l’accoglienza è un’esigenza evangelica fondamentale. Senza lo stile dell’accoglienza, forse uno può sentirsi un bravo cattolico ma non è cristiano.

L’accoglienza è inoltre uno stile di vita che ci permette di capire il clamore dei poveri e il gemito di coloro che vengono scartati, aiutandoci a percepire le ingiustizie sociali e stimolandoci a mettere in atto percorsi di giustizia e di pace, e non più di assistenzialismo, rimuovendo così le cause che generano questi fenomeni migratori.

L’accoglienza è anche uno stile di vita che ci aiuterà ad accogliere meglio il vicino di casa, come pure quello dentro la nostra casa. Allenandoci così ad accogliere il diverso, che a volte non è tanto lo straniero e l’immigrato, ma quello che abita con noi.

Accogliere non significa dire “poverino” e offrire appena l’elemosina, ma vuol dire far entrare nella nostra vita la diversità nella sua complessità, fino a cogliere quale percorso bisogna mettere in atto per liberarci gli uni e gli altri da una globalizzazione disumanizzante e depredatrice di madre terra.

Uno stile di accoglienza che arriva fino a rimuovere la cause di questi fenomeni migratori è, per esempio, far nostro il voto del portafoglio quando andiamo a fare la spesa: scegliendo la filiera economica che non sfrutta la manodopera delle popolazioni del sud del mondo, ma che s’impegna a pagare un prezzo giusto a chi lavora, come fa il commercio equo e solidale; che non inquina l’ambiente ma lo rispetta senza più usare pesticidi e diserbanti; che favorisce le agricolture locali di sussistenza dei popoli del mondo e non più le monoculture che riempiono i nostri ipermercati per il primato del profitto.

Infine, voglio sottolineare che tutte quelle persone beneficiate dalla filiera etica della produzione e distribuzione del prodotti, così come fa il commercio equo e solidale, non hanno bisogno di prendere la strada delle migrazioni, perché uscendo dalla miseria e vivendo una vita dignitosa vogliono rimanere nella loro terra che amano.

Non accogliere significa continuare con lo stile di vita che abbiamo e che sta depredando madre terra, ma che è anche responsabile di questa economia che uccide, come dichiara spesso papa Francesco, e del suo sistema finanziario che sta impoverendo i popoli, soprattutto quelli del sud del mondo, come pure del divario tra i pochi ricchi e i tanti poveri che sta aumentando anche nei nostri paesi del nord del mondo.

Voglio manifestare tutto il mio appoggio e sostegno a tutti coloro che s’impegnano ad accendere l’accoglienza verso gli altri, oggi soprattutto verso gli immigrati, mediante tanti percorsi che ci rendono tutti più umani.

Accogliere è voce del verbo umanizzare!

Padova,14/05/2015

Adriano Sella

(missionario e discepolo dei nuovi stili di vita)

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