Il pensiero del giorno (ogni giorno un pensiero diverso)

Sabato 22 settembre

Mandata da Dio per la salvezza del mondo, la Chiesa è fatta per camminare, non per sistemarsi.

Don Tonino Bello

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Venerdì 21 settembre

Importante è credere che è possibile, allora il sogno comincia a diventare realtà.

Adriano Sella

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Giovedì 20 settembre

Bisogna smettere di inseguire. Bisogna iniziare a trovarsi. Solo così potremo iniziare a salvare l’anima e il cuore.

Fanny Pala

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Mercoledì 19 settembre

Il tempo non ruba bellezza, quel po’ che prende lo scambia con virtù e saggezza.

Carmelo Trianni

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Martedì 18 settembre

Quando avrai preso coscienza delle tue possibilità, arriveranno anche le opportunità, per questo… “devi fare in modo che il tuo orizzonte non sia mai il tuo confine!”.

Luciano Meran Donatoni

 N.B. – Puoi trovare tutti gli altri pensieri pubblicati cliccando il link tutti i pensieri.

Dal lunedì al giovedi trovate pensieri di scrittori, poeti, personalità ma anche di piccole e umili persone, al venerdì pubblico un mio pensiero, mentre al sabato un pensiero tratto dalla letteratura cristiana (profeti, padri della Chiesa, vescovi e pastori, autorità ecclesiastiche delle varie Chiese cristiane, dottrina sociale della Chiesa). Alla domenica trovate un pensiero tratto dalla Parola di Dio (Bibbia).

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Il paradosso cattolico dell’azione politica di Matteo Salvini

Il paradosso cattolico

dell’azione politica di Matteo Salvini:

molto bravi cattolici ma molto poco cristiani.

L’azione politica di Matteo Salvini e della sua Lega nei confronti del problema delle migrazioni forzate sta portando il mondo cattolico italiano alla sua divisione interna: da una parte chi si sente d’accordo e lo sostiene nella politica dei respingimenti, dall’altra chi s’indigna e si mobilita a vari livelli per l’accoglienza.

Le divisioni stanno avvenendo anche nelle comunità parrocchiali, fino al punto che alcune persone escono dalle Messe nel momento che il sacerdote fa pregare per la sofferenza degli immigrati e per chiedere accoglienza umana. Un padre missionario mi ha comunicato di aver invitato con schiettezza la gente ad uscire, come hanno fatto alcuni cattolici in altre Chiese, se non voleva sentire l’importanza del messaggio sull’accoglienza dei profughi della nave Diciotti. Inoltre, aveva dichiarato di non avere paura di dire quello che il Vangelo di Gesù Cristo ci chiama a fare e che lui, come missionario sacerdote, si schierava dalla parte del Vangelo che accoglie e non respinge. Con sua sorpresa, nessuno è uscito da quella Messa.

Il reportage “Vade Retro Salvini” di Famiglia Cristiana, che sottolineava il mandato evangelico di Gesù a Pietro di camminare dietro a lui senza la pretesa di indicare la strada al maestro, ha avuto reazioni contrapposte: appoggio da una parte e disapprovazione dall’altra per avere attaccato la politica di Salvini.

Questa divisione del mondo cattolico sembra inevitabile perché viene generata da una questione fondamentale: il modo di essere cristiani oggi secondo il Vangelo di Gesù Cristo e non secondo le nostre logiche perbenistiche ed egoistiche. Si tratta di una opzione evangelica: o scegliamo la radicalità del Vangelo che ci chiama alla bellezza dell’amore verso tutti e soprattutto verso i poveri, oppure lo annacquiamo con le nostre volontà di pancia che generano indifferenza, paure e politiche di chiusura e di respingimento.

Continua…

Per leggere tutto lo scritto,  clicca qui   Bravi cattolici e poco cristiani

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Vogliamo giustizia, non più assistenzialismo o respingimento

 

Vogliamo giustizia e solidarietà intelligente

non più assistenzialismo o respingimento

Cari cittadini e care cittadine dell’Italia e dell’Europa,

voglio rivolgermi a voi, ma soprattutto a tutti coloro che sono convinti di risolvere il problema dell’immigrazione con la moneta dell’elemosina o del respingimento. Vi faccio subito una domanda: come fate a vivere con tutte le paure che avete fatto entrare nella vostra vita soprattutto contro gli immigrati? Ormai da tempo si sono insidiate dentro di voi tante paure verso chi viene da lontano, costretto a migrare e ad affrontare continui muri anche umani, culturali e religiosi.

Come missionario del creato e dei nuovi stili di vita e come cittadino del mondo con una lunga esperienza in Amazzonia del Brasile, voglio darvi una mano a liberarvi dalle tante paure che in fondo affliggono le vostre vite e non vi fanno vivere con dignità e felicità.

È bene prendere coscienza che le paure verso gli immigrati non hanno confini e per questo si stanno insidiando, come un boomerang, dentro al proprio vicinato e fino all’interno delle nostre case. Il diverso di cui avete paura non assume solamente il volto dell’immigrato, ma anche le facce di tutti coloro che esprimono le diversità dal nostro modo di vivere, di pensare e di essere. Così lo diventano i nostri stessi resilienti che assumono a volte il volto dei mendicanti, degli zingari, dei tossicodipendenti, degli anziani, degli omosessuali, dei credenti di confessione o religione differente, fino ai vicini di casa e a quelli che abitano con noi che hanno il volto del figlio, del fratello o sorella, del partner, dei genitori e dei nonni. Tutti stanno diventando il diverso da combattere fino ad eliminarlo, generando così un forte rischio che domani tocca pure a ciascuno di noi, come dice la canzone “gli altri siamo noi”.

Per compiere questa opera di liberazione dalle paure che si sono insidiate nelle nostre pance, bisogna accendere il cuore e la mente che sono gli organi fondamentali per il benessere psico-fisico dell’organismo umano e quindi anche della pancia. Senza una mente sana e un cuore che pulsa diventa impossibile far vivere tutto il corpo umano e per cui la nostra pancia rischia di prevalere e far grondare paure su paure, fino ad imprigionarci in una vita ristretta alla noia per avere intorno solo ombre di noi stessi.

Accendiamo quindi la nostra mente e il nostro cuore, facciamoli innamorare fino al loro felice matrimonio che ci permetterà di costruire un’altra vita, di respirare a pieni polmoni, di alzare le braccia, di volare lontano col pensiero e di percepire bene il da farsi per poter risolvere i problemi alla radice dei mali, senza più antidolorifici o tossicodipendenze che li alleviano solamente e non li rimuovono.

Sono d’accordo con voi: l’assistenzialismo che assume il sapore di buonismo non risolve il problema di questi sempre più imponenti fenomeni migratori. Ma neppure la vostra tendenza di respingimento o di alzata di muri. Ammettiamolo: nessuno delle due tendenze riesce a rimuovere le cause strutturali di questi fenomeni migratori sempre più gravi e dolorosi per tutti.

Sono d’accordo con voi: aiutiamoli a casa loro. Io lo sto dicendo da decenni. Ma il vero aiuto a casa loro non è quello che pensate di fare: campi di profughi al di là del mediterraneo sul territorio africano, chiamati “hotspot”; oppure una cooperazione intergovernativa che da decenni trasferisci aiuti dall’occidente al sud del mondo in forma di grande quantità di denaro che ha generato molta corruzione nei governi locali, con eserciti impegnati a sedare le rivolte delle popolazioni stremate dalla miseria per poter permettere alle multinazionali di continuare a depredare le loro terre. La prima diventerebbe un altro muro costruito nella loro terra, mentre la seconda è una “carità che uccide” come dichiarò la zambiana Dambisa Moyo.

Per poter aiutarli davvero a casa loro, bisogna partire dalla presa di coscienza che le migrazioni dei barconi sono forzate e non volute e neppure scelte. Si tratta di fenomeni migratori forzati dalle tante guerre, dalla miseria che ha il volto di un continuo impoverimento, e dai cambiamenti climatici. Cause strutturali che sono documentate da indagini, dati, statistiche, fatti e realtà. Infatti, le guerre distruggono territori e costringono milioni di persone a chiedere asilo politico; l’impoverimento delle loro popolazioni mediante un nuovo colonialismo che s’impossessa delle loro ricchezze naturali, depredando le loro terre e sfruttando la loro manodopera a bassissimo prezzo, compresa quella infantile, costringe milioni di poveri economici a cercare altrove un futuro dignitoso; i cambiamenti climatici stanno generando già milioni di migranti ambientali costretti ad abbandonare le loro terre a causa di siccità, alluvioni, uragani e altre calamità ambientali.

In tutto questo, noi abbiamo delle grandi e gravi responsabilità. Quali sono? Il commercio delle armi che è in continuo aumento nei nostri paesi occidentali ed è il generatore delle guerre. Un’economia e finanza che sta depredando i popoli di maggioranza povera alimentata dai nostri sfrenati consumi ed investimenti ingiusti e immorali. L’inquinamento del pianeta terra che è sempre più grave e di cui noi occidentali siamo i maggiori responsabili.

L’esempio emblematico ce l’abbiamo tutti nelle nostre mani: si chiama cellulare o smartphone per i raffinati del linguaggio. Tutti ormai lo possediamo e pretendiamo averlo ad un prezzo tale da permetterci di cambiarlo ogni anno, come accade nella media mondiale, per poter adottarci dell’ultimo modello, oppure per poter averne più di uno, magari 3 o 4. La nostra mente ci chiede di capire cosa c’è dietro a questo oggetto. Se avessimo occhi aperti scopriremo le tre cause delle migrazioni forzate: guerra, impoverimento e inquinamento. Infatti, sappiamo ormai bene che ci vuole il prezioso Coltan per realizzare questa tecnologia, un minerale essenziale che non si trova da noi ma nel sud del mondo. Circa il 70% per cento proviene dalla Repubblica democratica del Congo, dove esistono conflitti bellici per impossessarsi delle miniere del coltan, utilizzando la manodopera anche infantile con condizioni disumane e con salari miserabili. Infine, a causa della vita breve che diamo al nostro cellulare aumentiamo l’inquinamento dovuto dalle tante megadiscariche elettroniche presenti in Africa e in India.

Siamo disposti ad avere un cellulare che usi un’altra filiera economica? Impegnata a pagare un prezzo giusto ai lavoratori con condizioni umane dignitose? Senza favorire guerre in loco per impossessarsi del prezioso minerale? Facendo un uso sobrio e dando lunga vita al nostro smarthphone per non fare tanti rifiuti elettronici?

Ecco quindi cosa significa davvero aiutarli a casa loro: rimuovere le cause strutturali che generano le migrazioni forzate, ossia lavorare a monte e non solamente a valle. È quello che ho tentato di approfondire nel libro Dipende da noi e di diffondere anche mediante il segnalibro con il decalogo di azioni concrete e quotidiane, possibili a tutti, per non cadere nell’assistenzialismo e neppure nella costruzione di muri.

Allora, il nostro cuore pulserà e ci aiuterà ad incontrare davvero l’altro, dallo straniero come l’immigrato al vicino come il convivente, senza più usare la moneta dell’elemosina ma quella dell’incontro e della condivisione della vita, per poter ascoltare il grido del diverso che esige il cambiamento dei nostri stili di vita. Sia per poter rispondere con verità al diritto a non migrare che le popolazioni del Sud del mondo ci rivolgono continuamente, in quanto ogni popolo vuole vivere con dignità nella propria amata terra, senza più essere costretto ad abbandonarla per terre lontane. E sia per poter rispondere al grido del diverso che è dentro la nostra casa e che è stanco del consumismo ossessivo, compulsivo e compensatorio, ma che ha una intensa sete del nostro saluto, una tremenda fame del nostro abbraccio e una insaziabile voglia di relazioni umane per poter vivere felice, e non più soffocato da tante cose da consumare e da gettare. Ricordiamoci, l’incontro con il diverso che ha oggi il volto dell’impoverito a livello economico, dagli immigrati ai nostri poveri, ma anche a livello esistenziale, dai tanti consumisti ai disagiati senza più speranza, è un sana opportunità per invertire la rotta e per cambiare questa “economia che uccide” e questa finanza che toglie ogni condizione di vita per la grande maggioranza della popolazione mondiale.

Incontrare l’altro, soprattutto il diverso, è umanizzarci tutti per permettere ad ogni popolo di vivere con dignità e quindi felice anche nella propria amata terra, senza più migrazioni forzate con respingimenti ipocriti perché prima li costringiamo a venire e poi li respingiamo.

Crediamoci! Diventiamo cittadini e cittadine che sanno davvero dare un futuro migliore alle nostre e altrui generazioni future. Altrimenti saremo giudicati pesantemente da loro per aver riempito la loro pancia solo di oggetti e paure, rendendo il loro cuore disumano e la loro mente crudele.

Dipende da noi! Uniamoci per rendere il mondo bello con i colori delle diversità.

Adriano Sella

(educatore dei nuovi stili di vita, scrittore e conferenziere, missionario laico del creato,  coordinatore del movimento Gocce di Giustizia e della Reti nazionali Nuovi Stili di Vita)

Per approfondire: leggere il mio libro Dipende da noi, edizioni San Paolo 2017.

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La forza dell’abbraccio

LA FORZA DELL’ABBRACCIO

Nell’abbraccio avviene uno scambio di apertura da e verso l’altro.

Mostrandoci le nostre fragilità, le completiamo reciprocamente e creiamo vera forza e sicurezza.

Nell’abbraccio entriamo in contatto, con l’altro e con sé, con le nostre emozioni che sono essenzialmente energia.

Non è vero che siamo deboli: le emozioni sono energia e l’energia è forza!

Nell’abbraccio che accoglie, non siamo più spinti a nasconderle e bloccarle: possiamo liberarle nel circolo della vita, nel nostro corpo, nelle nostre relazioni, nel nostro mondo.

Nell’abbraccio torniamo a toccare l’energia della vita, a sentirla in contatto con noi, per utilizzarla e farla scorrere tutti i giorni in forma di sorrisi, intenzioni, azioni e nuovi abbracci!

L’abbraccio riconosce e consolida l’identità e moltiplica l’energia:

IO x TE = NOI

è matematico!

Nel nostro intreccio che irradia luce l’organismo produce serotonina, endorfine e ossitocina:gli ormoni del benessere,

è fisiologico.

P.S. Un abbraccio fatto bene, in modo da valorizzare tutta la sua forza, comporta 5 momenti fatti in silenzio e con intensità.

Clicca qui per vedere come realizzare il laboratorio dell’abbraccio mediante 5 momenti:   laboratorio abbraccio

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Giornata Mondiale della Madre Terra

L’Earth Day

Giornata Mondiale della Madre Terra

22 aprile

Giornata Mondiale della Terra 2017 - Idee Green

nei 193 Paesi delle Nazioni Unite un miliardo di cittadini attraverso 22mila organizzazioni partecipano ogni anno all’Earth Day

il più potente strumento di richiamo alla tutela del Pianeta in tutte le culture per tutte le generazioni

L’Earth Day (Giornata della Terra) è la più grande manifestazione ambientale del pianeta, l’unico momento in cui tutti i cittadini del mondo si uniscono per celebrare la Terra e promuoverne la salvaguardia. La Giornata della Terra, momento fortemente voluto dal senatore statunitense Gaylord Nelson e promosso ancor prima dal presidente John Fitzgerald Kennedy, coinvolge ogni anno fino a un miliardo di persone in ben 192 paesi del mondo.

(Fonte: http://www.earthdayitalia.org)

Terra: da merce a madre

Nel 2009 è diventata la Giornata Mondiale della Madre Terra, mediante una risoluzione delle Nazioni Unite e grazie alle pressione dei popoli del Sud del Mondo che riconoscono la terra da sempre come madre “Pachamama“. Questo cambia la nostra visione sulla terra: passando da merce alla bellezza di madre. Una vera rivoluzione culturale.

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“Striscia la notizia” presenta il libro Dipende da noi

 

“Striscia la Notizia” presenta in due puntate il libro                      Dipende da noi

Due puntute di “Striscia la notizia” sul libro Dipende da noi

Il programma televisivo molto noto “Striscia la notizia”, di Canale 5,  ha fatto un importante reportage sull’ultimo libro di Adriano Sella “Dipende da noi”, inerente alla proposta di come non diventare complici delle banche armate, boicottandole e scegliendo banche etiche, non diventando così complici del commercio delle armi e delle guerre, che stanno generando 65 milioni di rifugiati politici.

Ecco la 1° puntata di 29 marzo

Clicca qui per vedere il reportage

 

 

 

 

 

 

 

Ecco la 2° puntata di sabato 30 marzo

Clicca qui per vedere il reportage della 2° puntata

 

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Cambiamento importante: gli italiani bevono molta più acqua del rubinetto

Cambiamento importante per custodire l’acqua come fonte di vita e per celebrare la giornata mondiale dell’acqua: 22 marzo

L’acqua del sindaco Il 74 per cento degli italiani sceglie il rubinetto di casa: crisi e fiducia dietro la crescita

Uno degli oltre 2.000 chioschi disseminati in Italia che distribuiscono l’acqua del sindaco

Gli italiani stanno riscoprendo l’acqua del rubinetto. Per comodità, per il gusto e per il minore costo. Secondo una ricerca realizzata da Open Mind Research, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua (22 marzo), il 73,7 per cento della popolazione, nel corso del 2017, ha scelto l’acqua del sindaco e il 44 per cento la utilizza ormai in modo abituale. Sono percentuali che segnano un incremento di circa 10 punti in più rispetto ad appena quattro anni fa. «Siamo in presenza di un cambiamento epocale. Partivamo da zero, con gli italiani prigionieri dell’acqua minerale, e adesso ci ritroviamo con un popolo che ha modificato un suo stile di vita» commenta Lauro Prati, presidente di Acqua Italia, l’associazione delle imprese che realizzano gli impianti per il trattamento degli impianti.

E proprio gli impianti, ovvero i chioschi dell’acqua, rappresentano una delle leve del cambio di paradigma. Nel 2010 erano appena 200 in tutta Italia, adesso siamo a quota 2.021, con il 60 per cento degli impianti concentrati nelle regioni settentrionali. Come funzionano i chioschi? L’offerta ormai è molto ampia, e il cittadino può ritirare acqua naturale o gassata, refrigerata oppure a temperatura ambiente. Il costo medio è di 0,05 euro al litro, con una forchetta tra 0,03 e 0,08 euro, e diverse amministrazioni hanno scelto la strada più vantaggiosa per i residenti: acqua gratis. Con il vantaggio, per i sindaci, di una significativa riduzione dei costi per le bottigliette da raccogliere e da smaltire.

Attorno ai chioschi dell’acqua, ormai conosciuti dal 67 per cento degli italiani, si è rafforzata un’industria di filiera del made in Italy, e per la prima volta l’anno scorso sono arrivate richieste di forniture dall’estero, in particolare dalla Francia e dalla Gran Bretagna, per questo tipo di impianti. «Siamo riconosciuti come un settore all’avanguardia per innovazione e per design in Europa, e questa è un’opportunità per l’economia nazionale» dice Prati.

Ma più degli impianti, sul cambiamento nella fornitura di acqua ha pesato un altro elemento: la sicurezza, ovvero l’eclissi del pregiudizio in base al quale l’acqua del sindaco è più a rischio di contaminazioni chimiche di quella minerale. Tra i consumatori abituali, solo il 14 per cento avanza ancora qualche dubbio, mentre la stragrande maggioranza degli italiani si è convinta che i controlli dell’acqua pubblica siano anche più frequenti di quelli sull’acqua confezionata. Infine, non bisogna sottovalutare l’effetto Grande Crisi. La riduzione della spesa è uno degli indicatori più significativi della neo-sobrietà degli italiani, capaci di modificare, con spirito di adattamento, le più tradizionali abitudini alimentari. Anche in questo caso si parte da un singolare primato: un Paese molto ricco di fonti naturali si ritrova al terzo posto nella classifica mondiale dei consumi di acqua minerale, dopo l’Arabia Saudita, di fatto priva di sorgenti, e il Messico, che sconta enormi problemi di inquinamento.

Resta l’ultimo ostacolo da superare per rendere l’acqua del rubinetto il prodotto finale di un sistema efficace: l’enorme dispersione che avviene all’interno della rete idrica, ormai ridotta a un colabrodo. Secondo i dati dell’Istat, la percentuale media di acqua che non arriva ai rubinetti, e quindi neanche ai chioschi, è del 35,4 per cento, con punte che superano il 70 per in diversi comuni del Mezzogiorno. Uno spreco scandaloso che certo gli italiani, diventati consumatori affezionati dell’acqua del rubinetto, gradiscono sempre meno.  

(fonte: il quotidiano la Stampa Pubblicato il 16/03/2018 – Antonio Galdo)

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