La tenerezza è la maturità umana, ma è anche il cuore di Dio e delle sue creature

La tenerezza è la maturità umana,

ma è anche il cuore di Dio e delle sue creature

Da diverso tempo mi ritrovo pienamente nella corrente del pensiero che crede fermamente nella seguente verità: il profondamente umano e anche profondamente cristiano, e viceversa.

Oggi, soprattutto nei paesi occidentali, constatiamo sempre più frequentemente che abbiamo riempito la vita della gente di tanti oggetti e cose, ma l’abbiamo impoverita di relazioni umane fatte di cura e di custodia gli uni verso gli altri. Abbiamo sempre più un mondo ebbro di consumi, come ha dichiarato papa Francesco nella notte del Natale 2015, ma purtroppo sempre più povero di tenerezza. Questa corsa alla ricchezza economica e al consumismo compulsivo è generatrice di violenze: conflitti, odi, chiusure, indifferenze e guerre. Mentre, come ci ricorda Jean Vanier, nel suo ultimo libro Chi risponde al grido?, è la tenerezza il contrario della violenza. Il fondatore della comunità Arca, facendo un elogio della tenerezza, riporta nel suo libro la testimonianza di uno psichiatra, con cui ha lavorato insieme: “Non era credente, ma era profondamente umano. Un giorno sono andato a trovarlo e gli ho chiesto: “Secondo te, che cos’è la maturità umana?. E lui mi ha risposto: “è la tenerezza”. Perché la tenerezza è l’opposto della violenza. É un atteggiamento del corpo: degli occhi delle mani, del tono di voce (…). Consiste nel riconoscere che l’altro è bello e nel rivelarglielo. Ma con il nostro corpo, attraverso la nostra maniera di ascoltarlo, le parole che gli rivolgiamo”. Jean Vanier scrive anche nel suo libro: “Gesù è venuto ad insegnarci la tenerezza. È l’atteggiamento che permette di accogliere l’altro e di vivere in relazione con lui”.

Papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium scrive: Il Figlio di Dio, nella sua incarnazione, ci ha invitato alla rivoluzione della tenerezza (n. 88). Sottolineatura presente anche nel numero 270 nell’esprimere che conoscere la forza della tenerezza è volontà di Gesù, perché “ogni essere umano è oggetto dell’infinita tenerezza del Signore, ed Egli stesso abita nella sua vita” (n. 274). Il papa ci invita poi, nel 279, ad imparare a riposare nella tenerezza delle braccia del Padre. Infine, ritorna a sottolineare la forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto, guardando a Maria, e sostenendo, sempre nello stesso numero 288, che la tenerezza non è la virtù dei deboli ma dei forti.

Nell’enciclica Laudato si’ ci rivela come l’amore di Dio che si manifesta nel Creato è la tenerezza di Dio. Dichiara il n. 77: “così, ogni creatura è oggetto della tenerezza del Padre, che le assegna un posto nel mondo“. La tenerezza è, secondo l’enciclica, la dimensione del cuore che genera un “autentico sentimento di intima unione con gli altri esseri della natura” (n. 91). Papa Francesco, nel 220, parla di una conversione che comporta una cura piena di tenerezza. E poi presenta la figura di San Giuseppe come un uomo giusto e forte con grande tenerezza, sottolineando che “la tenerezza non è propria del debole ma di chi è forte ed è un atteggiamento fondamentale per proteggere questo nostro mondo che Dio ci ha affidato” (n. 242). Inoltre, papa Francesco, nelle due preghiere finali dell’enciclica, ci rivela che tutto quanto esiste è circondato dalla tenerezza di Dio e che tutte le creature sono colme della presenza e della tenerezza di Dio. Infine, non si può dimenticare l’immagine della carezza che il papa dipinge: “Tutto l’universo materiale è un linguaggio dell’amore di Dio, del suo affetto smisurato per noi. Suolo, acqua, montagne, tutto è carezza di Dio (n.84).

Papa Francesco ci parla dell’importanza della tenerezza anche nelle sue omelie. Infatti, nella Messa della notte di Natale del 2014 ha esclamato: “Quanto bisogno di tenerezza ha oggi il mondo! Pazienza di Dio, vicinanza di Dio, tenerezza di Dio”.

Questa tenerezza deve manifestarsi nel quotidiano mediante scelte e atteggiamenti di affetto, di prossimità e di vicinanza, come sottolinea il teologo Josè Frazao Correia nel suo libro La fede vive di tenerezza, dove presenta la teologia del quotidiano perché tutti questi gesti di tenerezza e di affetto possono essere profondamente spirituali se esprimono un legame con gli altri. Inoltre, il teologo dichiara che l’esperienza fondante e fondamentale è quella del sapersi amato dall’amore vivo e vivente di Dio, ma questa fede si nutre di concretezza, altrimenti rimane astratta, ossia contiene una verità esistenziale che ha una risonanza affettiva per tutti: “attraverso l’affetto si vive affettuosamente legati: l’amato alla sua amata, il figlio al padre e alla madre, l’amico all’amico. L’affetto è il legame della relazione giusta, di quella che si genera e si alimenta dalla fiducia sentita e conosciuta, accolta e ricambiata”. Vivendo così, sottolinea il teologo, l’affetto di Dio Padre e di Gesù per noi, ricevuto e ricambiato. Ecco perché la fede è affetto.

Credo fermamente a questa realtà della tenerezza come la forza di cura e di custodia più grande che abbiamo e che possiamo vivere, perché è il cuore di Dio e di ogni sua creatura.

Voglio viverla anche affrontando derisione, pregiudizio, incomprensione ed emarginazione. Non posso vivere senza la tenerezza perché è anche il mio cuore come creatura di Dio, per poter creare legami esistenziali ed essenziali verso tutte le altre creature e verso Dio Padre e Madre.

Adriano Sella

(missionario del creato e dei nuovi stili di vita)

e-mail: adrianosella80@gmail.com      

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Parola di Dio e Nuovi Stili di Vita: api e impollinazione

Parola di Dio e Nuovi Stili di Vita percorso sui Sentieri Natura a S. Zenone degli Ezzelini (TV) 
 
Domenica 22 maggio 2016 dalle ore 9.30 alle 16.30 
 
Tema: le api e l’impollinazione, con la guida dal Diacono Bruno Martino, 
presidente onorario dell’Associazione “Sentieri Natura”, erborista e naturalista. 
Lungo il percorso, oltre le essenze botaniche di notevole pregio, sono stati ritrovati reperti attribuibili al periodo paleo-veneto (visibili nel museo di Bassano). Le specie erbacee, arbustive ed arboree, le zone aride e quelle umide presenti che incontreremo, ci permetteranno di illustrare il meccanismo dell’impollinazione delle api, un abbraccio tra Vita e Vita di tenerezza cosmica.
Programma:
  • Ore 9.30: ritrovo presso la Chiesa di San Lorenzo a Liedolo di San Zenone (Treviso);
  • Ore 9.45: partenza per il Sentiero del Col San Lorenzo che si origina proprio accanto alla Chiesa. Sentiero paesaggistico e naturalistico di grande pregio, lunghezza circa 3 km;
  • Ore 12.30: pranzo al sacco sul prato del Col San Lorenzo. I panini che porteremo da casa saranno integrati da prodotti dell’enogastronomia locale, offerti dall’Associazione Sentieri Natura del Parco degli Ezzelini;
  • Ore 14.00: celebrazione della Santa Messa all’aperto sul Col San Lorenzo, poco prima della stessa chiesa di San Lorenzo. Mensa a cura degli alpini di Liedolo;
  • Ore 14.45: visita alla Pozza del Collalto, a circa 1000 metri dal prato della Croce, con piante acquatiche ed altre tipiche delle zone umide;
  • Ore 16.00: bicchierata finale con vino locale. Abbigliamento: scarponcini per percorso misto e giacca impermeabile nello zainetto.
In caso di pioggia: ritrovo alla parrocchia di Liedolo per una proiezione sulle api e l’impollinazione; oppure al centro don Paolo Chiavacci della diocesi di Treviso a Crespano del Grappa.
Promotori: Commissione Nuovi Stili di Vita – diocesi di Padova Commissione Nuovi Stili di Vita – diocesi di Treviso con la collaborazione del diacono Bruno Martino e dell’Associazione “Sentieri Natura” di Treviso
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Il nuovo libricino di Adriano: 7 relazioni umane di misericordia

Il nuovo libricino tascabile di Adriano Sella, 

sulle 7 relazioni umane di misericordia,

edito dalle edizioni Paoline.

 

Ridare il sorriso a chi l’hai toltohttps://nuovistilidivitapadova.files.wordpress.com/2016/05/7-relazioni-umane-di-misericordia.jpg

Offrire un sorriso a chi ti giudica male

Stringere la mano a chi si sente rifiutato

Donare un abbraccio a chi si sente ferito

Porgere le mani a chi si sente fragile

Rivolgere una parola di solidarietà a chi si sente solo

Guardare il volto dell’altro e riconoscere il volto di Cristo

 

Propone sette atteggiamenti improntati al rispetto reciproco, alla stima, alla fraternità, alla misericrdia, per migliorare le relazioni umane, per essere felici e rendere felici gli altri. L’Autore, missionario del creato e dei nuovi stili di vita, fa eco all’invito di papa Francesco a vivere la misericordia. Non occorre fare azioni eclatanti, bensì piccoli gesti quotidiani, come offrire un sorriso a chi è triste, stringere la mano a chi si sente rifiutato, dedicare parte del proprio tempo a chi è solo, mettere pace dove c’è discordia, perdonare e amare anche chi non ci ama… In sostanza, impegnarsi a vivere le opere di misericordia, aggiornate per i tempi di oggi,  per contribuire a creare un mondo migliore.

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Giustizia e non più elemosina

Giustizia e non più elemosina

Tutti possiamo diventare una goccia di giustizia

Giustizia e non più elemosina” chiedono i poveri del sud del mondo, come pure i nostri emarginati e scartati del nord del mondo.

Ma noi rispondiamo con assistenzialismo ed elemosina perché non vogliamo cambiare i nostri stili di vita, i quali sostengono alti tenori di vita e sono una delle cause principali dell’inquinamento del pianeta terra.

Mentre dobbiamo impegnarci tutti, a partire dal quotidiano, a fare qualcosa per poter curare questa casa comune che è madre terra, e per poter custodire i popoli che sono la grande ricchezza e diversità che abbiamo, garantendo un mondo con i colori dell’arcobaleno e non più in bianco e nero.

Si chiama cambiamento a km0, perché parte là dove viviamo, cominciando da nuove pratiche quotidiane: dal consumo responsabile, all’obiettivo rifiuti zero, alla mobilità sostenibile, al recupero della bellezza delle relazioni umane, all’incontro con la diversità degli immigrati, e tanti altri nuovi comportamenti.

Sono nuovi stili di vita che riescono a generare giustizia e pace, superando la stagione dell’assistenzialismo e facendo fiorire la primavera della giustizia.

Crediamoci! È possibile cambiare il mondo mediante i nostri nuovi comportamenti quotidiani che diventano delle gocce di giustizia, capaci di perforare anche la roccia per far entrare il virus della giustizia nella nostra vita quotidiana, in modo da contagiare tutti nell’impegno per una cultura di giustizia e per una economia delle relazioni.

Tutti possiamo diventare una goccia di giustizia che riesce a rigenerare il fiore appassito dalle tante ingiustizie.

Non aspettiamo che anche l’ultimo fiore della vita sia bruciato dalla violenza, ma mettiamo le mani in pasta e i piedi sul cammino per poter generare giustizia, pace e amore fino ai confini del mondo.

Solo in questo modo consegneremo alle nuove generazioni un mondo più giusto e solidale.

Allora, alzandoci al mattino ripetiamo “giustizia e non più elemosina” con i colori dei nuovi stili di vita.

Vicenza, 5 dicembre 2015

Adriano Sella

(Celebrazione dei 20 anni del movimento Gocce di Giustizia)

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Laudato si’ esige cambiamento degli stili di vita

Laudato si’:
un’enciclica che esige il cambiamento degli stili di vita per la cura e la custodia della casa comune

Voglio innanzitutto sottolineare il metodo che papa Francesco utilizza nel costruire questa bella e importante lettera enciclica: il metodo induttivo e non deduttivo, mediante il processo vedere, giudicare e agire. Non si parte dalle grandi verità teologiche per poi calarle sulla realtà, ma nel guardare, leggere e scrutare la realtà per saper cogliere i segni dei tempi e la presenza di Dio in questa casa comune che è il creato. Una presenza che esprime tutto l’amore del Padre nei confronti di tutte le creature e che ci responsabilizza nel cambiamento dei nostri stili di vita.

C’è anche una prospettiva nuova che merita di essere segnalata. Questa lettera enciclica non si pone dalla parte di chi possiede la verità e cerca di offrirla, come spesso accadeva per gli altri documenti pontifici, ma ci fa cogliere che bisogna cercare la verità e non tanto darla. Cercarla addirittura insieme mediante il confronto, il dialogo e la ricerca continua. É un documento che non chiude ma apre alla ricerca e al confronto tra tutte le persone e i popoli.

La prospettiva che mi piace molto dell’enciclica è la sottolineatura del primato del bene e del buono sul male e sul peccato. Il bene non è presente solo all’origine del creato, ma è sempre presente, secondo l’enciclica, ieri, oggi e domani. Anche quando tutto sembra andare in rovina, c’è sempre il bene che può farsi strada: “Eppure, non tutto è perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi, al di là di qualsiasi condizionamento psicologico e sociale che venga loro imposto. Sono capaci di guardare a sé stessi con onestà, di far emergere il proprio disgusto e di intraprendere nuove strade verso la vera libertà. Non esistono sistemi che annullino completamente l’apertura al bene, alla verità e alla bellezza, né la capacità di reagire, che Dio continua ad incoraggiare dal profondo dei nostri cuori. Ad ogni persona di questo mondo chiedo di non dimenticare questa sua dignità che nessuno ha diritto di toglierle” (n.205).

Questa è anche la prospettiva della pastorale dei nuovi stili di vita, generando in ognuno di noi la possibilità di poter sempre credere che è possibile fare qualcosa, ed in ogni momento, per cambiare rotta e realizzare giustizia, pace, amore e bellezza nella nostra casa comune, come sottolinea l’enciclica Laudato si’.

Altri aspetti molto importanti dell’enciclica, che sono pure dimensioni fondamentale del progetto pastorale dei nuovi stili di vita, sono: la centralità della categoria della relazione, diventandone un paradigma fondamentale per la cura e la custodia del creato. Tutto è in relazione e tutto è connesso (n. 137-138). Laudato si’ ci parla delle tre grandi relazioni: con Dio, con il prossimo e con la terra (n.66); la convinzione che tutto è un dono di Dio e per cui tutto il creato appartiene al Padre e noi non siamo padroni ma solo amministratori seguendo i verbi biblici coltivare e custodire.

L’enciclica fa emergere la radice umana della crisi ecologica (capitolo terzo), come pure la responsabilità umana nei confronti del degrado ambientale, sociale e umano sempre più preoccupante. Per questo si parla di due grandi clamori, il grido della terra e il grido dei poveri (n. 49), fin dall’inizio dell’enciclica, che hanno la stessa radice. Come pure non parla di due crisi separate: quella ambientale e quella sociale, ma un’unica grande crisi socio-ambientale.

Ecco quindi la grande attenzione dell’enciclica ai nuovi stili di vita. Il sempre più grave problema socio-ambientale è una questione di stile di vita, sottolinea Laudato si’ nel n. 161. Per questo, papa Francesco richiama fin dai primi numeri che “L’umanità è chiamata a prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzione e di consumo, per combattere questo riscaldamento o, almeno, le cause umane che lo producono o lo accentuano” (n.23). C’è nell’enciclica un crescendo impressionante di richiesta per nuovi stili di vita: mediante nuove pratiche (n. 177), stile di vita alternativo (n. 200 e 208), nuovi atteggiamenti e stili di vita (n. 202), nuove abitudini (n.209), piccole azioni quotidiane (211), l’importanza dei semplici gesti (n.230-231). Inoltre papa Francesco fa molti esempi di cambiamenti dal basso promossi da gruppi, associazioni, movimenti, comunità, persone, reti… È impressionante la concretezza che viene espressa molte volte per far cogliere che è possibile cambiare dal basso, ma coinvolgendo anche la dimensione comunitaria e fino alla responsabilità della politica. Quello che noi chiamiamo i tre livelli: personale, comunitario ed istituzionale.

Vorrei concludere con questo annuncio importantissimo fatto da questa stupenda lettera Laudato si’: “Non bisogna pensare che questi sforzi non cambieranno il mondo. Tali azioni diffondono un bene nella società che sempre produce frutti al di là di quanto si possa constatare, perché provocano in seno a questa terra un bene che tende sempre a diffondersi, a volte invisibilmente” (n. 212).

E allora, adesso posso dire con maggior fermezza, mediante l’appoggio dell’enciclica: è possibile cambiare il mondo con i nuovi stili di vita.

Padova, 15/09/2015

Adriano Sella

(discepolo e missionario dei nuovi stili di vita)

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L’accoglienza è uno stile di vita che ci rende umani

L’accoglienza è uno stile di vita che ci rende umani

Accogliere è voce del verbo umanizzare. L’accoglienza è molto importante, oggi vissuta anche nei confronti di tante persone che vengono da lontano: gli immigrati che scappano da conflitti, da guerre e dalle devastazioni dei loro territori a causa di un sistema economico-finanziario che è depredatore di madre terra, impoverendo soprattutto le popolazioni del sud del mondo e scartando tante persone di là ma anche di qua.

Accogliere significa diventare umani e fare come ha fatto la Terra nei confronti dell’umanità. Dobbiamo ricordarci che siamo tutti ospiti su questo pianeta terra, sentendoci parte dello stesso destino e responsabili per costruire un futuro dove ognuno si senta accolto e amato nel grembo di madre terra.

L’accoglienza è far esistere una persona umana, così come è avvenuto per ciascuno di noi quando siamo stati accolti nelle braccia dei nostri genitori, abbandonando il grembo materno e sentendoci accarezzati dalla luce della vita.

Per cui, non si può essere umani senza l’accoglienza degli altri. Tanto più per essere cristiani, perché l’accoglienza è un’esigenza evangelica fondamentale. Senza lo stile dell’accoglienza, forse uno può sentirsi un bravo cattolico ma non è cristiano.

L’accoglienza è inoltre uno stile di vita che ci permette di capire il clamore dei poveri e il gemito di coloro che vengono scartati, aiutandoci a percepire le ingiustizie sociali e stimolandoci a mettere in atto percorsi di giustizia e di pace, e non più di assistenzialismo, rimuovendo così le cause che generano questi fenomeni migratori.

L’accoglienza è anche uno stile di vita che ci aiuterà ad accogliere meglio il vicino di casa, come pure quello dentro la nostra casa. Allenandoci così ad accogliere il diverso, che a volte non è tanto lo straniero e l’immigrato, ma quello che abita con noi.

Accogliere non significa dire “poverino” e offrire appena l’elemosina, ma vuol dire far entrare nella nostra vita la diversità nella sua complessità, fino a cogliere quale percorso bisogna mettere in atto per liberarci gli uni e gli altri da una globalizzazione disumanizzante e depredatrice di madre terra.

Uno stile di accoglienza che arriva fino a rimuovere la cause di questi fenomeni migratori è, per esempio, far nostro il voto del portafoglio quando andiamo a fare la spesa: scegliendo la filiera economica che non sfrutta la manodopera delle popolazioni del sud del mondo, ma che s’impegna a pagare un prezzo giusto a chi lavora, come fa il commercio equo e solidale; che non inquina l’ambiente ma lo rispetta senza più usare pesticidi e diserbanti; che favorisce le agricolture locali di sussistenza dei popoli del mondo e non più le monoculture che riempiono i nostri ipermercati per il primato del profitto.

Infine, voglio sottolineare che tutte quelle persone beneficiate dalla filiera etica della produzione e distribuzione del prodotti, così come fa il commercio equo e solidale, non hanno bisogno di prendere la strada delle migrazioni, perché uscendo dalla miseria e vivendo una vita dignitosa vogliono rimanere nella loro terra che amano.

Non accogliere significa continuare con lo stile di vita che abbiamo e che sta depredando madre terra, ma che è anche responsabile di questa economia che uccide, come dichiara spesso papa Francesco, e del suo sistema finanziario che sta impoverendo i popoli, soprattutto quelli del sud del mondo, come pure del divario tra i pochi ricchi e i tanti poveri che sta aumentando anche nei nostri paesi del nord del mondo.

Voglio manifestare tutto il mio appoggio e sostegno a tutti coloro che s’impegnano ad accendere l’accoglienza verso gli altri, oggi soprattutto verso gli immigrati, mediante tanti percorsi che ci rendono tutti più umani.

Accogliere è voce del verbo umanizzare!

Padova,14/05/2015

Adriano Sella

(missionario e discepolo dei nuovi stili di vita)

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Non lasciamoci rubare la domenica

mano di DioNon lasciamoci rubare la domenica

come giorno di festa e del Risorto

É incredibile! Ci stanno rubando quasi tutto: non solamente le cose materiali ma soprattutto le dimensioni fondamentali dell’essere umanità. Infatti, stanno riducendo la persona umana ad essere sempre più un tubo digerente o un bidone aspiratutto. Si tratta di una questione antropologica molto seria, perché la persona umana non ha bisogno solo di cose, ma di tante altre esigenze: quella del pensare, del credere, dell’amare, della relazionalità, del giocare, della festa, ecc. Invece ci riducono ad essere solo consumatori, e per di più potenti consumatori. Anche se poi perdiamo forma, bellezza e qualità della nostra vita.

Ci stanno rubando anche madre terra che è l’habitat umano fondamentale per continuare ad essere ospiti su questo pianeta terra. Accolti continuamente dall’abbraccio di madre terra che ci offre sempre tutto quello che serve per poter vivere una vita dignitosa e piena di bellezza. L’attacco a madre terra avviene nel trasformare tutti i suoi doni in merce, soprattutto l’acqua che è la madre della vita.

Continua anche oggi la minaccia contro la festa e la domenica, cercando di trasformare tutti i giorni settimanali in lavoro e consumo. Lo conferma il cambiamento da un’economia di mercato in una società di mercato, dove l’economia ha trasformato la domenica in una giornata festiva dello shopping mediante le “cattedrali del consumo”, come dichiarò per primo il sociologo statunitense George Ritzer. Questa società del mercato ha già modificato l’obiettivo del fare shopping, facendolo diventare uno stile di vita e non più una necessità per soddisfare dei bisogni primari. Questo significa che si fa fare un’esperienza di vita, trasformando la festa e la domenica in una giornata dedicata allo shopping in un mondo incantevole e virtuale, dove tutto ruota attorno all’acquisto del feticcio che è la merce.

La modernità si è dimostrata anti-festiva, come pure le scienze sociali, perché la festa era vista un ostacolo alla macchina dello sviluppo e della razionalità economica, come sottolinea Antonio Arino, nel libro “L’utopia di Dioniso. Festa tra tradizione e modernità”.

Nonostante questi attacchi alla domenica, rimane una speranza: la festa è una dimensione antropica e interculturale che mai riusciranno a rubarci perché fa parte dell’essere umano e della vita di tutti i popoli.

Scrive Graziella Favaro, pedagogista del Centro COME di Milano: “da sempre gli uomini e i gruppi sociali sentono il bisogno di interrompere lo scorrere del tempo e la quotidianità degli eventi con momenti di festa e di celebrazione, di gioco e rito collettivo (…) Celebrare, ricordare, progettare le feste: sono avvenimenti che segnano le storie individuali e collettive come una sorta di punteggiatura che scandisce il racconto e le biografie di ciascuno”. Infatti, la festa è presente in tutti i popoli e in tutte le culture e religioni. Ecco perché non sono riusciti e non riusciranno a spazzare via la festa dalla storia dell’umanità.

La festa risalta varie dimensioni fondamentali dell’umanità: la relazionalità mediante le relazioni umane e lo stare insieme; l’aspetto ludico che si esprime nell’incontro gioioso, nel gioco e nel divertimento; il valore dello stacco e della discontinuità dalla vita feriale mediante il riposo, il silenzio, la contemplazione.

La domenica contiene la festa, come viene vissuta dal mondo laico, integrando però lo specifico del mondo cristiano: la Pasqua settimanale, ossia il giorno del Risorto: “perché questo è proprio il cuore della giornata domenicale: celebrare il Risorto, sentirlo vivo e rivoluzionario dentro il tessuto lento e spesso pigro delle nostre abitudini. Se celebriamo il Risorto allora sarà innovativo anche il nostro stile di vita”, scrive il vescovo Giancarlo Bregantini nella prefazione al libretto “Vivere da Risorti, custodiamo la domenica come pasqua settimanale”.

La domenica è sacra per noi cristiani, come lo è il sabato per gli ebrei, oppure il venerdì per i musulmani: “intuisco che proprio attorno alla domenica si gioca la forza del nostro cristianesimo, per farsi umanesimo nuovo (…) Si dica con chiarezza che è un peccato fare la spesa di domenica. Che è un peccato tenere aperto un centro commerciale di domenica. Un peccato sociale, che offende l’uomo oltre che Dio stesso”, dichiara con coraggio il vescovo Bregantini (sempre nella prefazione).

Allora, non lasciamoci rubare la domenica come giorno di festa per ravvivare la bellezza e la gioiosità delle relazioni umane, e come giorno del Risorto per rafforzare la nostra relazione con il Cristo Risorto che fa nuove tutte le cose e che rende nuovi anche i nostri stili di vita.

Padova, Pasqua 2015

Adriano Sella

missionario e discepolo dei nuovi stili di vita

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Natale 2015: un Dio a Km0 e a costo zero

Natale 2014:

Dio a km0 ma anche a costo zero

Il Natale ci rivela che il Dio di Gesù Cristo (Emmanuele = il Dio con noi) è un Dio a Km0, perché incarnandosi si è reso vicino, accanto a ciascuno di noi. Questo tratto divino l’avevo sviluppato e approfondito in occasione del Natale 2013. Quest’anno voglio far emergere un altro aspetto fondamentale del Dio con noi, ossia un Dio a costo zero, ossia puramente gratuito e senza tariffario.

Nell’immaginario di tanta gente c’è ancora la visione di Dio che ci chiede tante cose per poter avere il suo perdono e la sua grazia: tante preghiere e suppliche, andare a Messa e confessarsi, celebrazioni con incensi e litanie, rosari e devozioni. Sulla scia del Dio predicato dagli scribi, farisei e dottori della legge, al tempo di Gesù, che per placare l’ira di un Dio giudice e per riuscire ad ottenere il suo perdono bisognava salire al tempio di Gerusalemme per realizzare le varie purificazioni e offrire sacrifici.

Bisogna avere il coraggio di ammettere che esiste ancora oggi un supermarket religioso presente nelle nostre diocesi, parrocchie, santuari, basiliche, con un tariffario per matrimoni, funerali, battesimi e anche per le intenzioni dei defunti nelle Messe, comprese le “messe gregoriane” che costano molto in un noto santuario veneto. Questo mercato dei sacramenti ha generato l’immaginario popolare di poter comprare la Messa, mediante l’espressione popolare “pagare la Messa”, in modo da aiutare il proprio defunto a raggiungere il paradiso.

Tutto questo fa emergere un Dio che esige molto, anche in termini di denaro, mentre l’Eucarestia è l’azione di grazia per eccellenza, perché Gesù si è donato completamente e gratuitamente come pane spezzato e vino versato, senza esigere nulla: un amore senza misura e senza prezzo.

Come è possibile monetizzare la grazia di Dio? Siamo di fronte ad una eresia cattolica che non ha niente a che vedere con il cristianesimo, come pure una simonia contemporanea (compravendita di beni sacri spirituali) denunciata già dall’apostolo Pietro negli Atti degli Apostoli 8, 18-25 e messa in pratica soprattutto nel Medioevo.

Scrive il biblista Josè Antonio Pagola, nel suo noto libro Gesù, un approccio storico, rivelando la differenza tra Giovanni il Battista e Gesù di Nazaret: “Neppure il battesimo stesso ha più significato come rito di un nuovo ingresso nella terra promessa. Gesù lo sostituisce con altri segni di perdono e guarigione che esprimono e rendono realtà la liberazione voluta da Dio per il suo popolo. Per ricevere il perdono non è necessario immergersi nelle acque del Giordano; Gesù lo offre gratis a quanti accolgono il regno di Dio (…) Con Gesù, tutto comincia a essere diverso. Il timore del giudizio lascia il passo alla gioia di accogliere Dio, amico della vita (…) Gesù invita alla fiducia totale in un Dio Padre” (p. 96-97).

Papa Francesco nell’omelia del 21 novembre 2014 a Santa Marta, ha lamentato lo scandalo del mercato religioso mediante le tariffe che sono ancora presenti nelle nostre chiese e lo ha fatto alla luce del Vangelo di Luca 19,45-48, dove Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare coloro che vendevano; “quante volte vediamo che entrando in una chiesa, ancora oggi, c’è lì la lista dei prezzi: battesimo, tanto; benedizione, tanto; intenzioni di messa, tanto...”. Inoltre , il papa ha dichiarato in maniera profetica: “Dunque non si possono servire due signori: Dio è assoluto. Ma c’è anche un’altra questione: perché Gesù ce l’ha con i soldi, ce l’ha con il denaro?. Perché la redenzione è gratuita: la gratuità di Dio. Gesù, infatti, viene a portarci la gratuità totale dell’amore di Dio. Perciò, quando la Chiesa o le chiese diventano affariste, si dice che non è tanto gratuita la salvezza. Ed è proprio per questo che Gesù prende la frusta in mano per fare questo rito di purificazione nel tempio”.

Nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, papa Francesco dichiara più volte la gratuità dell’amore di Dio, fino ad affermare con forza che la Chiesa dev’essere il luogo della misericordia gratuita (n.114).

Il Natale ci chiama ad annunciare e soprattutto a testimoniare che il Dio di Gesù Cristo, fattosi uno di noi nel prendere dimora in mezzo all’umanità, è un Dio a km0 ma anche a costo zero: offrendoci gratuitamente tutta la sua misericordia e benedizione. Questo è il grande dono del Natale che dobbiamo continuamente offrire soprattutto ai più piccoli e poveri. Un dono che non si trova sulle corsie dei supermercati, ma che si rende presente mediante una relazione interpersonale che deve essere gratuita e amorevole.

Allora impegniamoci a fare in modo che la nostra Chiesa sia strumento di questo amore gratuito di Dio, passando dai doni del babbo natale di questa economia capitalista al dono del Natale: l’amore di un Dio che lascia perfino il suo paradiso per stare con noi, per soffrire con noi e per camminare al nostro fianco fino a farci raggiungere una vita piena, libera da ogni sofferenza e oppressione, intrisa del suo amore di Padre e Madre.

Tramonte (Padova) 9/12/2014

Adriano Sella

(missionario del Creato e discepolo dei nuovi stili di vita)

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Ottalogo per il mese del Creato

Ecco il nuovo ottalogo per il Mese del Creato

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L’altra profezia che dobbiamo comprendere e vivere

L’altra profezia discepoli di emmaus

che dobbiamo comprendere e vivere oggi

Quando si pensa alla profezia e al profeta, la nostra mente va subito a quell’immaginario della denuncia del male e della capacità di far cogliere le cause e i meccanismi della cultura di morte. Il profeta è colui che ha coraggio di parlare e di far intravedere le strutture del male: è una voce critica e ha occhi lungimiranti per una coscienza profonda delle capacità distruttive del peccato.

Faccio un esempio come chiarimento. È sempre più importante far cogliere come il Denaro (definito Mammona nella Bibbia), mediante le braccia e le mani dell’economia ma oggi soprattutto della finanza, sta distruggendo e scardinando tutti i valori umani, come pure impoverendo ed escludendo popoli che sono costretti ad emigrare per cercare di sopravvivere, ma anche trattando la terra come una merce da speculare distruggendo l’ambiente e inquinando l’aria e il suolo, sacrificando tutto e tutti sull’altare del finanzcapitalismo, come lo definisce Luciano Gallino. É la denuncia molto importante che Alex Zanotelli fa nel suo libretto “Soldi e Vangelo”: “L’Europa come l’Italia è prigioniera di banche e banchieri. È il trionfo della finanza (…) il cuore del nuovo Sistema è il Denaro che produce Denaro e poi ancora Denaro. Un sistema basato sull’azzardo morale, sull’irresponsabilità del capitale, sul debito che genera debito”.

È davvero importante far emergere la realtà nella sua profondità e criticità, aiutando le persone a cogliere le cause e le radici del male, affinché non approdino ad un mero fatalismo oppure ad un destino che non si può cambiare, generando così una nuova rassegnazione che conduce ad essere conformisti ed allineati allo status quo.

         Questa dimensione profetica aiuta a scuotere le coscienze, a non dormire sonni tranquilli quando la casa sta crollando, ad aprire gli occhi e ad intravedere i meccanismi e i responsabili delle varie strutture del male, ad avere il coraggio di denunciare ogni situazione e meccanismo di oppressione, di ingiustizia e di violenza.

Ma c’è anche un’altra profezia che bisogna tenere presente e che ancora fa difficoltà diventare immaginario della nostra mente: l’annuncio del bene, ossia la Lieta Notizia (Il Vangelo).

Il compito del profeta biblico era anche quello di annunciare il futuro dove avrebbe primeggiato il bene, facendo vedere i percorsi buoni che conducono alla costruzione del Regno di Dio, suscitando il desiderio e la voglia di raggiungere il paese “di latte e miele” o la “Gerusalemme Celeste”.

Gesù Cristo è stato il più grande profeta, oltre che essere il figlio di Dio, perché ha annunciato non la restaurazione del regno d’Israele, come volevano i giudei aspettando il Messia, ma la realizzazione del Regno di Dio per tutti i popoli della terra: una nuova realtà intrisa di giustizia, di pace e di fraternità, dove deve primeggiare non tanto una dottrina fatta di tante osservanze, ma soprattutto l’amore di Dio da accogliere e da far diventare la relazione che unisce tutti i popoli.

Allora, il profeta è colui che fa percepire che è possibile realizzare il bene oggi, nonostante che solamente il male faccia notizia nei mass media e nel dialogo popolare della gente.

Il profeta è colui che fa sprigionare il potenziale di bene che ogni essere umano contiene dentro di sé, essendo creatura di Dio e per cui immagine e somiglianza di Lui.

Il profeta è colui che sa illuminare per poter far camminare le persone su percorsi che hanno come traguardo una vita pasquale: piena di pace, di giustizia, di condivisione e di amore. Sapendo sviluppare oggi più percorsi che corsi, ossia cammini che conducono le persone a raggiungere il traguardo, passo dopo passo mediante accompagnatori che sanno orientare e incoraggiare.

Il profeta è il discepolo missionario del Vangelo, come scrive papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium: “Più che come esperti in diagnosi apocalittiche o giudici oscuri che si compiacciono di individuare ogni pericolo o deviazione, è bene che possano vederci come gioiosi messaggeri di proposte alte, custodi del bene e della bellezza che risplendono in una vita fedele al Vangelo” (n.168).

Allora, il profeta è colui che sa annunciare la Lieta Notizia, caricando il popolo di speranza ed ossigenando ogni persona in modo che diventi capace di cambiare e di costruire il Regno di Dio.

Questa profezia è debole oggi, perché è ancora forte la tendenza di fare analisi, profonde e lungimiranti, sulla realtà dominata dal male e da strutture di peccato, denunciandola a voce alta e con coraggio. Invece c’è una notevole difficoltà ad annunciare il bene che può essere sprigionato a partire dal quotidiano, facendo intravedere percorsi che riescono a metterci in piedi e a condurci nella terra dove si costruisce il bene a partire dal basso, fino a cambiare le istituzioni.

Questi percorsi che devono essere annunciati, condivisi, illuminati, fatti conoscere, si chiamano nuovi stili di vita: sono le possibilità quotidiane che ognuno ha per poter rialzarsi, uscire dalla rassegnazione e dal conformismo, e cominciare a cambiare non sola la propria vita, ma anche quella comunitaria e perfino quella planetaria.

La prima parte della profezia, senza la seconda dell’annuncio del bene, può essere rischiosa perché può condurre allo stesso effetto provocato dal sistema dominante: generando nelle persone la percezione che la realtà è talmente grave da non avere più speranza di uscirne, facendole approdare in fughe dalla realtà oppure in forme di conformismo. Così è avvenuto in diverse persone, dopo aver ascoltato conferenze che erano state molto interessanti ma che avevano risaltato solamente la coraggiosa denuncia del sistema dominante. È vero: sia la strategia conformista del sistema come pure l’analisi acuta e lungimirante sulle strutture del male possono condurre allo stesso effetto: una nuova rassegnazione.

Mentre è questa seconda dimensione della profezia che è molto più capace di far mettere in piedi le persone, generando speranza e sprigionando tutto il potenziale di bene che possiedono per poter percorrere strade nuove, promuovendo il cambiamento della realtà in tutte le sue dimensioni: personale, comunitaria ed istituzionale.

Il grande cardinale Carlo Maria Martini distingueva le persone tra pensanti e non pensanti, superando quella classica tra credenti e non credenti. Ci invitiamo quindi ad essere pensanti, non solo nella denuncia del male, ma soprattutto nella costruzione del bene, in modo da aggiungere ogni speranza che il sistema vuole togliere, mettendo le persone in piedi e camminanti, e non più sedute e sfinite.

Allora, si comincia ad essere profeta del Vangelo a partire dal quotidiano e dal piccolo, come affermava l’amato vescovo, don Tonino Bello: “accendere un fiammifero vale infinitamente di più che maledire l’oscurità”.

Tramonte-Padova, 15 maggio 2014

Adriano Sella

(discepolo missionario dei nuovi stili di vita)

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