L’altra profezia che dobbiamo comprendere e vivere

L’altra profezia discepoli di emmaus

che dobbiamo comprendere e vivere oggi

Quando si pensa alla profezia e al profeta, la nostra mente va subito a quell’immaginario della denuncia del male e della capacità di far cogliere le cause e i meccanismi della cultura di morte. Il profeta è colui che ha coraggio di parlare e di far intravedere le strutture del male: è una voce critica e ha occhi lungimiranti per una coscienza profonda delle capacità distruttive del peccato.

Faccio un esempio come chiarimento. È sempre più importante far cogliere come il Denaro (definito Mammona nella Bibbia), mediante le braccia e le mani dell’economia ma oggi soprattutto della finanza, sta distruggendo e scardinando tutti i valori umani, come pure impoverendo ed escludendo popoli che sono costretti ad emigrare per cercare di sopravvivere, ma anche trattando la terra come una merce da speculare distruggendo l’ambiente e inquinando l’aria e il suolo, sacrificando tutto e tutti sull’altare del finanzcapitalismo, come lo definisce Luciano Gallino. É la denuncia molto importante che Alex Zanotelli fa nel suo libretto “Soldi e Vangelo”: “L’Europa come l’Italia è prigioniera di banche e banchieri. È il trionfo della finanza (…) il cuore del nuovo Sistema è il Denaro che produce Denaro e poi ancora Denaro. Un sistema basato sull’azzardo morale, sull’irresponsabilità del capitale, sul debito che genera debito”.

È davvero importante far emergere la realtà nella sua profondità e criticità, aiutando le persone a cogliere le cause e le radici del male, affinché non approdino ad un mero fatalismo oppure ad un destino che non si può cambiare, generando così una nuova rassegnazione che conduce ad essere conformisti ed allineati allo status quo.

         Questa dimensione profetica aiuta a scuotere le coscienze, a non dormire sonni tranquilli quando la casa sta crollando, ad aprire gli occhi e ad intravedere i meccanismi e i responsabili delle varie strutture del male, ad avere il coraggio di denunciare ogni situazione e meccanismo di oppressione, di ingiustizia e di violenza.

Ma c’è anche un’altra profezia che bisogna tenere presente e che ancora fa difficoltà diventare immaginario della nostra mente: l’annuncio del bene, ossia la Lieta Notizia (Il Vangelo).

Il compito del profeta biblico era anche quello di annunciare il futuro dove avrebbe primeggiato il bene, facendo vedere i percorsi buoni che conducono alla costruzione del Regno di Dio, suscitando il desiderio e la voglia di raggiungere il paese “di latte e miele” o la “Gerusalemme Celeste”.

Gesù Cristo è stato il più grande profeta, oltre che essere il figlio di Dio, perché ha annunciato non la restaurazione del regno d’Israele, come volevano i giudei aspettando il Messia, ma la realizzazione del Regno di Dio per tutti i popoli della terra: una nuova realtà intrisa di giustizia, di pace e di fraternità, dove deve primeggiare non tanto una dottrina fatta di tante osservanze, ma soprattutto l’amore di Dio da accogliere e da far diventare la relazione che unisce tutti i popoli.

Allora, il profeta è colui che fa percepire che è possibile realizzare il bene oggi, nonostante che solamente il male faccia notizia nei mass media e nel dialogo popolare della gente.

Il profeta è colui che fa sprigionare il potenziale di bene che ogni essere umano contiene dentro di sé, essendo creatura di Dio e per cui immagine e somiglianza di Lui.

Il profeta è colui che sa illuminare per poter far camminare le persone su percorsi che hanno come traguardo una vita pasquale: piena di pace, di giustizia, di condivisione e di amore. Sapendo sviluppare oggi più percorsi che corsi, ossia cammini che conducono le persone a raggiungere il traguardo, passo dopo passo mediante accompagnatori che sanno orientare e incoraggiare.

Il profeta è il discepolo missionario del Vangelo, come scrive papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium: “Più che come esperti in diagnosi apocalittiche o giudici oscuri che si compiacciono di individuare ogni pericolo o deviazione, è bene che possano vederci come gioiosi messaggeri di proposte alte, custodi del bene e della bellezza che risplendono in una vita fedele al Vangelo” (n.168).

Allora, il profeta è colui che sa annunciare la Lieta Notizia, caricando il popolo di speranza ed ossigenando ogni persona in modo che diventi capace di cambiare e di costruire il Regno di Dio.

Questa profezia è debole oggi, perché è ancora forte la tendenza di fare analisi, profonde e lungimiranti, sulla realtà dominata dal male e da strutture di peccato, denunciandola a voce alta e con coraggio. Invece c’è una notevole difficoltà ad annunciare il bene che può essere sprigionato a partire dal quotidiano, facendo intravedere percorsi che riescono a metterci in piedi e a condurci nella terra dove si costruisce il bene a partire dal basso, fino a cambiare le istituzioni.

Questi percorsi che devono essere annunciati, condivisi, illuminati, fatti conoscere, si chiamano nuovi stili di vita: sono le possibilità quotidiane che ognuno ha per poter rialzarsi, uscire dalla rassegnazione e dal conformismo, e cominciare a cambiare non sola la propria vita, ma anche quella comunitaria e perfino quella planetaria.

La prima parte della profezia, senza la seconda dell’annuncio del bene, può essere rischiosa perché può condurre allo stesso effetto provocato dal sistema dominante: generando nelle persone la percezione che la realtà è talmente grave da non avere più speranza di uscirne, facendole approdare in fughe dalla realtà oppure in forme di conformismo. Così è avvenuto in diverse persone, dopo aver ascoltato conferenze che erano state molto interessanti ma che avevano risaltato solamente la coraggiosa denuncia del sistema dominante. È vero: sia la strategia conformista del sistema come pure l’analisi acuta e lungimirante sulle strutture del male possono condurre allo stesso effetto: una nuova rassegnazione.

Mentre è questa seconda dimensione della profezia che è molto più capace di far mettere in piedi le persone, generando speranza e sprigionando tutto il potenziale di bene che possiedono per poter percorrere strade nuove, promuovendo il cambiamento della realtà in tutte le sue dimensioni: personale, comunitaria ed istituzionale.

Il grande cardinale Carlo Maria Martini distingueva le persone tra pensanti e non pensanti, superando quella classica tra credenti e non credenti. Ci invitiamo quindi ad essere pensanti, non solo nella denuncia del male, ma soprattutto nella costruzione del bene, in modo da aggiungere ogni speranza che il sistema vuole togliere, mettendo le persone in piedi e camminanti, e non più sedute e sfinite.

Allora, si comincia ad essere profeta del Vangelo a partire dal quotidiano e dal piccolo, come affermava l’amato vescovo, don Tonino Bello: “accendere un fiammifero vale infinitamente di più che maledire l’oscurità”.

Tramonte-Padova, 15 maggio 2014

Adriano Sella

(discepolo missionario dei nuovi stili di vita)

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2 risposte a L’altra profezia che dobbiamo comprendere e vivere

  1. marco ha detto:

    muito obrigado!se tivesse uma versão brasileira….seria muito bom!

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