Il servizio come chiave cristologica: il gesto rivoluzionario di Benedetto XVI

Il servizio come chiave cristologica per vivere nella fede del Padre

La rinuncia al pontificato di Benedetto XVI svela il volto cristiano della Chiesa

Credo sempre più che è il servizio la chiave cristologica per capire la fede e viverla come Gesù Cristo, a servizio del Regno del Padre.

In questo Anno della Fede, voluto dal papa Benedetto XVI, il più bel gesto, di grande portata storica e teologica, è stato la sua rinuncia al pontificato. Si tratta di una scelta profetica, la vorrei paragonare al muro di Berlino che è iniziato a cascare nella Chiesa cattolica per poter condurla al largo, ossia all’incontro del Dio della vita. È emblematico che sia stato un papa tedesco ad iniziare la caduta del muro ecclesiastico.

È davvero un gesto profetico perché riporta la Chiesa sul binario del servizio, facendoci capire che è il servizio il cuore della fede cristiana. Benedetto XVI nel suo ultimo messaggio, durante l’udienza generale, proprio nel penultimo giorno del suo ministero petrino, ha usato l’immagine della barca dichiarando che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua e non la lascia affondare; è Lui che la conduce”. Finalmente, ritorniamo alle origini della Chiesa! La storia della Chiesa narra, purtroppo, come la barca di Cristo era diventata la barca di Pietro e poi del Papa.

Questa tendenza si verifica anche nel nostro piccolo, perché nella barca di Cristo dobbiamo metterci anche le nostre diocesi, le nostre parrocchie, le nostre comunità, i nostri movimenti e gruppi, i nostri programmi e i nostri beni materiali. Tutto quello che amministriamo a livello pastorale può tendere, piano piano, a diventare non più di Cristo ma “mio”: ossia la mia chiesa, la mia parrocchia, la mia diocesi, il mio gruppo, i miei beni.

Alcune manifestazioni dei laici delle comunità parrocchiali rivelano come da parte del clero c’è la tendenza, a volte, di considerare la parrocchia di tutti quando si tratta di lavorare e impegnarsi, ma diventa del parroco quando si tratta di prendere delle decisioni, anche o soprattutto nel gestire i beni materiali perché il denaro dà purtroppo sicurezza economica e potere.

La cultura, diffusa in questi anni dal sistema capitalista di stampo neoliberista, ci condiziona altamente, perché propaga la logica del potere e non del servizio. Il potere emana la logica del possesso e approda nel “mio” come criterio esistenziale. Mentre la logica del servizio, nella chiave cristologica, ci conduce alla missione del Regno del Padre, ossia essere a servizio del Regno di Dio che è una realtà molto più grande del mio o nostro regno, addirittura trascendente cioè che va ben oltre anche alla realtà della Chiesa. Per questo, il Concilio Vaticano II ha svelato alla Chiesa che la sua missione non deve essere ecclesiocentrica ma regnocentrica, ossia una Chiesa in cammino, come popolo di Dio, verso il Regno del Padre.

Questa prospettiva del servizio ci apre al dono del Regno del Padre, facendoci scoprire i segni dei tempi, categoria del Concilio Vaticano II, rivelando come il Regno di Dio è presente nel mondo, manifestandosi anche in altre confessioni cristiane, religioni o realtà laiche.

La logica del servizio ci conduce, quindi, al passaggio dalla mia o nostra chiesa (parrocchia, comunità, gruppo ecc.) a quella del Cristo, aprendoci alla grande realtà del Regno del Padre e percependo i doni di questo Regno di Dio anche nel volto dei più piccoli, oppure nelle parole di coloro che ci criticano e dissentano da noi, come nelle azioni e prassi di coloro che facciamo fatica ad approvare, ma che, con l’aiuto della contemplazione, riusciamo a intravedere dei segni dei tempi.

Insomma, la Fede in Cristo ci pone di fronte ad un bivio: scegliere il binario del potere che ci fa asfissiare o morire nel nostro piccolo regno, oppure intraprendere la strada del servizio che ci fa scoprire quanto è grande e bello il Regno del Padre: un dono d’amore da ricevere e trasmettere agli altri, così come ha fatto Gesù Cristo.

La scelta della rinuncia al pontificato di Benedetto XVI è davvero profetica perché riporta la Chiesa finalmente sulla strada del servizio e non più del potere. Profezia annunciata e testimoniata dal grande vescovo Tonino Bello: la Chiesa del grembiule. Dopo vent’anni dalla sua morte, il vicario di Cristo, Benedetto XVI, successore di Pietro, ha svelato il vero volto della Chiesa: essere a servizio del Regno del Dio.

Padova 7 marzo 2013

p. don Adriano Sella

(missionario e discepolo di Gesù Cristo)

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Le motivazione cristiane del messaggio del 21 dicembre 2012

Le motivazioni cristiane

dell’appello del 21 dicembre 2012 che ha generato scalpore 

L’appello del 21 dicembre, che aveva come titolo e sottotitolo “il 21 dicembre non è la fine del mondo, ma l’avvento di un nuovo ciclo per l’umanità, secondo la profezia dei Maya. Appello per diventare tutti Missionari dell’Arcobaleno facendo iniziare il nuovo ciclo della vita cosmica”, contiene in maniera implicita importanti motivazioni cristiane, le quali sono state rese più esplicite nel testo che avevo fatto per la sosta cosmica del 21 dicembre, intitolato “l’imperativo cosmico è la vita di tutti mediante la relazione” (vedi sotto).

La reazione di sconcerto da parte di alcuni presbiteri, sostenendo che il messaggio non avrebbe nulla a che vedere con la fede cristiana, mi ha indotto a rendere esplicite le motivazioni cristiane e a condividerle.

Riconosco che l’appello per il 21 dicembre aveva un linguaggio laico, ma il contenuto anche se non esplicitato in una maniera cristiana, contiene una forte valenza cristiana. Il grande teologo Karl Rahner ha coniugato la categoria dei “cristiani anonimi” per sottolineare che ci sono persone non battezzate ma che  vivono fortemente il messaggio cristiano, anche se non sanno che quel modo di vivere è esplicitamente cristiano.

Voglio esplicitare 4 motivazioni forti per far capire che il mio appello è denso di cristianesimo, anche se appare debole a livello di cattolicesimo. Ma noi siamo chiamati ad essere cristiani, ossia seguire Gesù Cristo, mentre la Chiesa deve diventare innanzitutto discepola, come dichiara il documento della Chiesa italiana sulla sfida educativa, per essere poi maestra e madre (Cfr. Educare alla vita buona del Vangelo, orientamenti pastorali dell’Episcopato Italiano per il decennio 2010-2020). 

1° Motivazione cristiana

Parto dalla motivazione che avevo esplicito nel messaggio per la sosta cosmica, ispirandomi al grande scienziato e  teologo Teilhard de Chardin, il quale intravede nel movimento ascendente che va dalla geogenesi, biogenesi e alla cosmogenesi, l’incarnazione della missione di Gesù perché il tutto viene completato dalla “Cristogenesi”, in quanto il Cristo è il punto Omega, oltre ad essere l’Alfa. Con il Cristo, il movimento ascendente passa dalla materia alla vita e allo spirito, dove tutto diventa energia cosmica.

L’attuale cardinale di Vienna, Card. Christoph Schönborn, nel suo bel volume Ziel oder Fufall?: Schöpfung und Evolution aus der Sicht eines vernünftigen, presentauna sintesi estrema ma efficace del pensiero teilhardiano.Il Cardinale riconosce il tentativo di Pierre Teilhard de Chardin, che rappresenta per molti una speranza,  il fatto che l’approccio scientifico del mondo e la fede in Cristo possano incontrarsi sotto il Cristo “l’evolutore”, il quale dà una direttrice al movimento, diventando il centro visibile dell’evoluzione e anche il suo fine, il “punto Omega”. Il pensiero di Teilhard de Chardin, secondo il Card Schönborn, rivela che Dio, mediante l’incarnazione, si è immerso nella materia per guidarla verso la sua pienezza: dove tutto diventa energia o spirito. L’incarnazione determina una sorta di “Cristificazione” del cosmo. Il Cardinale sottolinea come il pensiero teilhardiano, ponendo la prospettiva della Croce di Cristo e della sua Resurrezione, dentro al movimento cosmico, rivela come Cristo è in grado di guidare lo sviluppo cosmico verso il punto Omega, definita dal Cardinale l’ultima “amorizzazione “ del mondo (trasformazione in amore di tutto), che sarà perfetta nella Parusia con il ritorno di Cristo.

In questa motivazione cristiana possiamo recuperare il fondamento biblico di San Paolo, nella lettera agli Efesini: “per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra” (1,10).

L’armonia cosmica di cui parlavo rientra pienamente in questa missione di cristificazione del cosmo, perché il primo dono del Risorto è la pace che deve abbracciare tutto il cosmo.

2° Motivazione cristiana

Il Creato è la prima bibbia di Dio ed è il suo grande dono fatto all’umanità. È importante sottolineare che non bisogna ridurre il Creato alla natura, ma si tratta di tutta la Creazione di Dio, compresa l’umanità e tutto l’universo. Il Creato è una grande benedizione di Dio perché manifesta tutto il suo amore verso l’umanità. Lo dichiara anche il papa Benedetto XVI: “La natura è espressione di un disegno di amore e di verità. Essa ci precede e ci è donata da Dio come ambiente di vita. Ci parla del Creatore e del suo amore per l’umanità” (Caritas In Veritate n. 48).

Per cui, è importante percepire che all’inizio della Creazione non c’è il peccato originale, ma questa grande benedizione di Dio che diventa l’atto fondante della Creazione. Lo rivela anche il prologo dell’evangelista Giovanni parlando del Verbo che si è incarnato. Rendere grazie e dare lode al Creato significa riconoscere il primato del Bene di Dio sul male che è presente in ogni creatura,  capendo che il male si è manifestato dopo mediante il peccato originale. Questo ci aiuta a percepire che il Creato è anche la prima rivelazione di Dio. I padri della Chiesa lo dichiararono in maniera eccelsa:  “Il silenzio dei cieli è una voce più risonante di quella di una tromba: questa voce grida ai nostri occhi e non alle nostre orecchie la grandezza di chi li ha fatti” (San Giovanni Crisostomo PG 49, 105); “Il firmamento, attraverso la sua magnificenza, la sua bellezza, il suo ordine, è un predicatore prestigioso del suo artefice, la cui eloquenza riempie l’universo” (Sant’Atanasio, PG 27, 124).

Un grande teologo e mistico medioevale, Meister Eckhart, riuscì a farci percepire molto bene questa verità, dichiarando che il Creato è un libro su Dio. Anche il papa Giovanni Paolo II si avvicina molto a questa percezione: “Il Creato costituisce come una prima rivelazione, che ha un suo linguaggio eloquente: essa è quasi un altro libro sacro le cui lettere sono rappresentate dalla moltitudine di creature presenti nell’universo” (Udienza generale 20/01/2002); lo aveva ribadito anche qualche anno prima:“Tutto il mondo creato, prima di diventare realtà, fu pensato da Dio e da Lui voluto come un eterno disegno di amore. Se, dunque, osserviamo il mondo in profondità, lasciandoci stupire dalla sapienza e dalla bellezza che Dio vi ha profuso, possiamo già in esso cogliere un riflesso di quel Verbo che la rivelazione biblica ci svela in pienezza nel volto di Gesù di Nazareth. In un certo modo, la creazione è una prima ‘rivelazione’ di Lui” (XV Giornata Mondiale della Gioventù 15/08/2000).

Si tratta di rivivere l’esperienza di S. Francesco D’Assisi che incontrò Dio mediante le sue creature, anzi la bellezza delle creature lo condusse al Creatore. Francesco lo dichiara poeticamente nel bellissimo Cantico delle Creature.

Mettersi in piena armonia con il cosmo, rifare tutte le relazioni con l’universo sulla scia dell’armonia e della pace, mettendosi in piena empatia con le tantissime e diversissime creature e avendo cura con lo stesso amore del Creatore, è un compito cristiano, perché si tratta di accogliere il grande dono di Dio che è il Creato e di salvaguardarlo per le generazioni future. Così come hanno sottolineato vari messaggi per la Giornata Mondiale della Pace, soprattutto il messaggio del 1° gennaio 1990 che aveva come titolo Pace con Dio Creatore. Pace con tutto il Creato: “Teologia, filosofia e scienza concordano nella visione di un universo armonioso, cioè di un vero ‘cosmo’, dotato di una sua integrità e di un suo interno e dinamico equilibrio. Questo ordine deve essere rispettato: l’umanità è chiamata ad esplorarlo, a  scoprirlo con prudente cautela e a farne poi uso salvaguardando la sua integrità. D’altra parte, la terra è essenzialmente un’eredità comune, i cui frutti devono essere a beneficio di tutti. ‘Dio ha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all’uso di tutti gli uomini e popoli’, ha riaffermato il Concilio Vaticano II (Gaudium et Spes 69). Ciò ha dirette implicazioni per il nostro problema. È ingiusto che pochi privilegiati continuino ad accumulare beni superflui dilapidando le risorse disponibili, quando moltitudini di persone vivono in condizioni di miseria, al livello minimo di sostentamento. Ed è ora la stessa drammatica dimensione del dissesto ecologico ad insegnarci quanto la cupidigia e l’egoismo, individuali o collettivi, siano contrari all’ordine del creato, nel quale è inscritta anche la mutua interdipendenza (…). A conclusione di questo messaggio, desidero rivolgermi direttamente ai miei fratelli e alle mie sorelle della Chiesa cattolica per ricordar loro l’importante obbligo di prendersi cura di tutto il creato”, dichiara Giovanni Paolo II nei numeri 8 e 16 del messaggio.

3° Motivazione cristiana

L’immagine dell’Arcobaleno è un’icona biblica che rappresenta l’unione tra il cielo e la terra mediante il patto di alleanza tra Dio e l’umanità, contenuto nel libro della genesi 9,12-17: “Dio disse: ‘Questo è il segno dell’alleanza, che io pongo tra me e voi e ogni essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future. Pongo il mio arco sulle nubi, perché sia il segno dell’alleanza tra me e la terra. Quando ammasserò le nubi sulla terra e apparirà l’arco sulle nubi, ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi e ogni essere che vive in ogni carne, e non ci saranno più le acque per il diluvio, per distruggere ogni carne. L”arco sarà sulle nubi, e io lo guarderò per ricordare l’alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che è sulla terra’.  Disse Dio a Noè: ‘Questo è il segno dell’alleanza che io ho stabilito tra me e ogni carne che è sulla terra’”.

Questo simbolo ricco di sfumature che appartiene al Primo Testamento, rappresenta la pace, come dono di Dio e come armonia piena tra il cielo e la terra, a livello cosmico. L’arcobaleno è diventato il simbolo di pace perché rappresenta un fascio di luce che tiene insieme, in maniera perfettamente armoniosa, i sette diversi colori dell’iride. L’arcobaleno manifesta tutta la ricchezza dello shalom biblico che significa non solamente assenza di guerra, ma anche giustizia, fraternità, abbondanza, convivialità, pienezza di vita per tutti, secondo il patto fatto da Dio con Noè, dove viene sottolineato che l’alleanza è fatta con ogni essere vivente: “Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: ‘Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti, dopo di voi; con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e bestie selvatiche, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca. Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, ne più il diluvio devasterà la terra” (Gn 9, 8-11).

Il teologo Piero Coda, introducendo il tema dell’Assemblea ecumenica di Sibiu, usa l’icona biblica dell’arcobaleno dichiarando che Gesù Cristo è l’arcobaleno della nuova alleanza perché Egli è «la luce vera, che illumina ogni uomo» (Gv 1,9): “Un nuovo arcobaleno di pace, di giustizia e di fraternità che lega il Cielo alla terra, segno dell’alleanza che Dio pone tra sé e gli uomini e tra essi e ogni essere vivente per le generazioni nei secoli (Gen 9,12)”. Il teologo continua sottolineando che “L’arcobaleno è la creazione che accoglie in Maria, col suo fiat, il fiat del Creatore. Maria – scrive Antonio da Padova nella festa dell’Annunciazione – fu ‘arcobaleno splendente’ nel concepimento del Figlio di Dio. (…) In questo giorno il Figlio di Dio, sole di giustizia, entrò nella nube, cioè nel seno della Vergine gloriosa, e questa diventò quasi un arcobaleno, segno dell’alleanza, della pace e della riconciliazione. Nell’arcobaleno, in cui la luce una dell’amore si rifrange nei sette colori dell’iride e nelle loro infinite sfumature, ogni colore annuncia un modo d’esprimere e incarnare l’amore, che è luce, nelle molteplici forme dell’esperienza personale e sociale, spirituale e culturale, nel rapporto tra gli uomini e le donne, i popoli e le civiltà, la famiglia umana e il creato che le offre dimora” (Cfr. Documento di Lavoro AEE 3, p. 19 ss.).

Diventare missionari dell’Arcobaleno significa essere a servizio di questa alleanza biblica tra Dio e l’umanità, portando ad ogni essere vivente il dono della pace. Si tratta di diventare come la prima missionaria, Maria di Nazaret, per far conoscere il nuovo arcobaleno: Gesù Cristo.

4° Motivazione cristiana

Nell’appello ho usato il termine nuova era che ha il significato di “kairos”, ossia un nuovo tempo sulla scia dei segni dei tempi, che è una categoria del Concilio Vaticano II, per indicare l’azione di Dio per la venuta del suo Regno che continua a manifestarsi ancora oggi nella storia. La Gaudium et Spes dichiara, addirittura, che “è un dovere permanente della Chiesa scrutare i segni dei tempi ed interpretarli alla luce del Vangelo” (n.4). Giovanni XXIII aveva evidenziato nella Pacem in Terris (n.21-25) tre grandi segni dei tempi mediante i quali Dio ci parla oggi: la lotta dei lavoratori nella difesa dei loro diritti, l’impegno della donna verso la propria dignità e il cammino difficile della famiglia umana nel superare la divisione tra popoli dominatori e quelli dominati. Giovanni Paolo II ha usato, addirittura, il termine nuova era nel Messaggio per la XXXI Giornata mondiale della Pace, 1° gennaio 1998, dichiarando: “Siamo alle soglie di una nuova era, che porta con sé grandi speranze ed inquietanti interrogativi” (n.3), riferendosi ai vasti mutamenti geo-politici succedutisi dopo il 1989 con le conseguenti vere rivoluzioni a livello sociale ed economico.

Nel messaggio del 21 dicembre ho cercato di svelare che anche oggi siamo di fronte ad una nuova era provocata dai grandi cambiamenti climatici e dal clamore sempre più forte di madre terra. Mai come oggi l’umanità è cosciente del grave pericolo di essere diventata antropocene, ossia il pericolo maggiore per la distruzione della terra. Questa nuova era porta con sé una coscienza collettiva di una cambiamento urgente del proprio rapporto con la terra e con il cosmo. Prima di oggi c’era una presa di coscienza a livello personale oppure ristretta a gruppi o popoli. Invece, oggi c’è una coscienza globalizzata sia del grande pericolo come pure della possibilità di fermare questa distruzione della terra mediante la cura e la salvaguardia, ossia il cambiamento di vita dei popoli. Anche questa nuova era porta con sé inquietanti interrogativi come pure grandi speranze.

Questa nuova era rientra nel kairòs cristologico che prevede diverse tappe, some sottolinea Teilhard de Chardin, completandole con il punto Omega: la pienezza in Cristo.  

Il Cristo storico ha fatto germogliare questo kairòs nel popolo ebraico, la Chiesa l’ha seminato nei vari popoli e lo Spirito di Dio l’ha fatto crescere nel cuore dell’umanità, in ogni popolo e ogni persona umana, dando continuità alla missione del Cristo Risorto per opera della sua Chiesa guidata dalla Spirito Santo.

Per cui, ribadisco quello che avevo scritto nel messaggio. È il tempo dello Spirito che soffia dove vuole e in ogni luogo, chiamandoci a riscattare la ragione del cuore, l’intelligenza emotiva e sensibile con la prassi equa e solidale, unendo così le menti con i cuori di tutti. Inizia finalmente l’era del primato della spiritualità sulla religione: lo Spirito di Dio è libero di agire dove vuole e non si lascia mai imprigionare dagli umani, generando uomini e donne, di ogni cultura e popolo, responsabili e coraggiosi nella cura di madre terra e dell’armonia cosmica. 

p. don Adriano Sella

(missionario dell’Arcobaleno)

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Sulla missione per l’oggi

Un libro importante per aiutarci a riflettere e

capire quale missione per l’oggilibro queriniana

 

Teologia per la missione oggi

Costanti nel contesto

Stephen B. Bevans, Roger P. Schroeder, Edizione Queriniana, 2010

Opera magistrale che, attraverso una metodologia innovativa, offre un’ampia e profonda prospettiva sulla storia e la teologia della missione per il XXI secolo, articolando una riflessione critica in cui la missione risulti tanto radicata nel contesto quanto fedele alla tradizione cristiana.

Teologia per la missione oggi offre un’ampia e profonda prospettiva sulla missione per il XXI secolo. I due missiologi, Stephen Bevans e Roger Schroeder, a partire dal loro impegno missionario personale e attraverso una metodologia storico-teologica innovativa, conducono a constatare che la Chiesa nasce dalla missione e si va configurando per la sua fedeltà ad essa. Lungo i tempi e gli spazi, con la guida di quest’opera, diventiamo testimoni e compagni di modelli di missione, di agenti e protagonisti, e di grandi personalità che hanno incarnato la missione dando configurazione alla Chiesa nei duemila anni di cristianesimo. L’opera si articola in tre parti. La prima parte espone i fondamenti biblici e teologici della missione. La seconda parte individua le costanti nel contesto, descrivendo i modelli storici della missione: nella Chiesa primitiva, nel movimento monastico, nell’età delle scoperte, nell’età del progresso, nel XX secolo con l’emergere del cristianesimo mondiale. La terza parte trae le conclusioni illustrando una teologia per la missione oggi: missione come partecipazione alla missione del Dio unitrino; missione come servizio liberatore del Regno di Dio; missione come annuncio di Gesù Cristo salvatore universale; missione come dialogo profetico.

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La dimensione contemplativa della Vita di Carlo Maria Martini

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La dimensione contemplativa della vita

Uno stralcio molto bello ed appassionante della lettera pastorale per l’anno 1980-1981 di Card. Carlo Martini Martini, all’inizio del suo ministero episcopale (Tratto Da “Lettere sulla vita”, Carlo Maria Martini – Il pensiero, il cuore, la parola, pp. 33-37, edizione speciale per il Corriere della Sera, Milano 2012)

 Carissimi sacerdoti e fedeli, fratelli e sorelle nel Signore,

ringrazio Dio perché mi dà, in questi giorni in cui visto scrivendo, qualche momento di quiete contemplativa.

Posso dedicare lunghe ore alla preghiera, alla riflessione, alla meditazione. Rivedo gli avvenimenti, gli incontri, le persone che sono entrate nella mia vita in questi ultimi mesi e li offro nella preghiera al Signore. Ripenso al cumulo di impegni attraverso i quali sono passato nel pur breve cammino di conoscenza della diocesi e cerco di ordinarli nella mia mente. Mi sforzo di cogliere il significato delle diverse esperienze, di valutarle nella luce del Vangelo a imitazione di Maria che ‹‹serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore›› (Lc 2, 20).

Nel fare ciò mi accorgo di stare vivendo, per dono di Dio, quella che si potrebbe chiamare la ‹‹dimensione contemplativa›› dell’esistenza: cioè quel momento di distacco dall’incalzare delle cose, di riflessione, di valutazione alla luce della fede, che è tanto necessario per non essere travolti dal vortice degli impegni quotidiani.

Ritorno alle radici

È proprio di questo prezioso ‹‹tempo dello spirito›› che vorrei parlare un poco più a lungo con voi. Tra le tante cose che ho potuto osservare e ammirare in questi mesi, accanto alle splendide iniziative che fioriscono ovunque nella diocesi per l’opera infaticabile dei battezzati, sacerdoti e laici, mi è sembrato fosse utile richiamare l’importanza di questi spazi di riflessione contemplativa, non per diminuire l’impegno, ma per renderlo più cosciente e attento. Il costruttore della parabola evangelica (Lc 14, 28) che prima di iniziare la torre si siede e fa i suoi conti, non perde tempo, ma ne guadagna. Il lavoro procederà così più spedito e lieto.

Questo discorso sulla dimensione contemplativa della vita si dirige a ogni uomo e donna che intenda condurre un’esistenza ordinata e sottrarsi a quella frattura tra lavoro e persona che minaccia oggi un poco tutti. Vorrei che queste parole fossero un messaggio per tutti gli uomini di buona volontà di Milano e dell’intera diocesi, spesso appesantiti dall’accumulo delle fatiche quotidiane e dalla molteplicità delle preoccupazioni.

Vorrei dire loro che ammiro l’impegno stressante per la costruzione della città, per la difesa e la diffusione del benessere, per il trionfo dell’ordine contro la minaccia sempre incombente del disordine e dello sfascio. Ma vorrei anche ricordare che l’ansia della vita non è la legge suprema, non è una condanna inevitabile. Essa è vinta da un senso più profondo dell’essere dell’uomo, da un ritorno alle radici dell’esistenza. Questo senso dell’essere, questo ritorno alle radici, ci permettono di guardare con più fermezza e serenità ai gravissimi problemi che la difesa e la promozione della convivenza civile ci propongono ogni giorno. Tuttavia vorrei approfondire ulteriormente il discorso alla luce della fede, esplorando le profondità della persona redenta da Cristo, mostrando gli orizzonti reali e meravigliosi su cui ci fa aprire gli occhi la riflessione sul mistero della preghiera, in particolare sulla ‹‹preghiera eucaristica silenziosa››.

Intendo trattare prima di tutto della ‹‹preghiera silenziosa››, cioè di tutti quegli aspetti del rapporto dell’uomo con Dio in cui è sottolineata la dimensione contemplativa dell’esistenza: silenzio, ascolto della Parola, adorazione, riflessione, meditazione ecc.

Questo atteggiamento interiore non isola la persona dalla realtà della Chiesa e del mondo, ma aiuta a immergervela seriamente e responsabilmente. Intendo mostrare come questo tipo di preghiera si può chiamare eucaristica, perché ha come centro e punto di riferimento il mistero del corpo del Signore, cioè l’eucaristia. Essa aiuta a riscoprire quegli atteggiamenti di gratuità, di lode, di dono serio della vita che sono frutto del mistero eucaristico per la Chiesa.

Verso il congresso eucaristico

Prendendo il tema della dimensione contemplativa, che si specifica poi come ‹‹preghiera eucaristica silenziosa››, a oggetto delle indicazioni pastorali per l’anno 1980-1981 intendo anche favorire la preparazione remota al congresso eucaristico nazionale che si terrà nella nostra diocesi nel 1983. Tema del congresso sarà: ‹‹L’eucaristia al centro della comunità e della sua missione››. Bisognerà allora riflettere esplicitamente sulla grande preghiera eucaristica pubblica, sulle manifestazioni solenni del culto verso l’eucaristia e sulle loro conseguenze per la vita degli uomini e delle donne del nostro tempo. Quest’anno 1980-1981 può essere inteso come un anno di pausa riflessiva, che però già orienti verso il centro della vita dell’uomo redento, cioè l’eucaristia.

L’argomento di quest’anno non si presenta sotto l’aspetto di un vero e proprio ‹‹piano pastorale››. Sono troppo pochi i mesi di conoscenza della diocesi per permettermi di dare indicazioni programmatiche tratte da una valutazione complessiva della situazione. Del resto, la Conferenza episcopale italiana ha pensato a quest’anno come a un momento di pausa. Vorremmo per dare a questa pausa il suo significato più profondo di ‹‹momento contemplativo››. Per questo invitiamo tutti i battezzati della diocesi a un serio esame su questo tema, e alla promozione di iniziative che aiuteranno a concentrare l’attenzione su questo aspetto fondamentale dell’esistenza cristiana.

A tutti coloro che per grazia e per vocazione sono ‹‹maestri della preghiera››, ai sacerdoti, religiosi e religiose, specialmente di vita contemplativa, e a tutti quei battezzati che sentono in sé in modo speciale la grazia della preghiera di silenziosa adorazione e di ascolto della Parola, ai membri dell’Azione cattolica e di altri gruppi e movimenti ecclesiali e a quanti sono impegnati nell’apostolato, raccomando in modo tutto speciale queste indicazioni. Questa lettera si articolerà nel modo seguente.

Cercheremo di fare prima di tutto un’analisi della situazione attuale: Come è vissuto nella nostra società e nella nostra Chiesa il momento contemplativo dell’esistenza? Vedremo poi di chiarire i rapporti tra preghiera, silenzio e struttura della persona umana, e di approfondire i rapporti fra preghiera ed eucaristia. Tratteremo infine dell’educazione alla preghiera silenziosa, terminando con alcune indicazioni pratiche.

Non si intende in nessun caso offrire un’esposizione esaustiva, ma si propongono incitamenti a riflettere e a operare. Questa lettera vorrebbe avviare il lavoro personale e di gruppo su questo tema. Sarò grato a tutti coloro che mi scriveranno osservazioni, aggiunte, chiarimenti, approfondimenti su quanto qui viene suggerito, come ringrazio tutti coloro che hanno contribuito in vari modi alla stesura di questa lettera.

Mio desiderio è unicamente di stimolare ciascuno a fare l’esperienza di queste cose, e a gustarne i frutti nella propria vita.

Card. Carlo Maria Martini

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Natale “Armato” di Alex Zanotelli

RIFORMA DELLA DIFESA

UN NATALE ‘ARMATO’

 

Il 10 dicembre eravamo a Roma davanti al Parlamento per protestare contro la Riforma delle Forze Armate voluta dal Ministro della Difesa, l’ammiraglio Di Paola. I rappresentanti dei movimenti per la pace erano stretti attorno a una gigantesca bandiera della pace che occupava la larghezza dell’anti-piazza davanti al Parlamento. Eravamo lì per chiedere ai Parlamentari di non votare la Riforma delle Forze Armate. Tutto inutile! Quel pomeriggio il Parlamento ha definitivamente approvato il disegno di legge delega. La Destra ha votato compatta a favore, nonostante avesse appena sfiduciato il governo. Il PD, nonostante alcune voci contrarie, ha pure votato a favore. Unico partito contrario:IDV. Un amaro regalo di Natale questo che il governo Monti ci lascia prima di dimettersi. Un regalo alla casta dei militari, alla lobby dei mercanti di morte. La riforma infatti ci costerà nei prossimi dieci anni, l’astonomica cifra di 230 miliardi di euro!

La Legge  autorizza le Forze Armate a riorganizzarsi in proprio in dodici mesi con una delega, per ora in bianco. Inoltre questa Legge prevede un taglio di 43 mila addetti sia militari come civili nei prossimi dieci anni.

La cosa però che sorprende è che i soldi risparmiati rimangono al Ministero della Difesa per l‘ammodernamento ‘ dell’esercito. Mentre per la Spending Rewiew  di Monti, i soldi risparmiati avrebbero dovuto rientrare nel Bilancio dello Stato. Ed invece saranno usati per comperare i nuovi sistemi d’arma.

In poche parole il Ministro della Difesa avrà un miliardo di euro in più all’anno da spendere in nuove armi! Inoltre la nuova legge prevede che gli enti locali dovranno rimborsare il Ministero della Difesa per gli interventi di soccorso e prima emergenza come terremoti e alluvioni.

Tutto questo avviene mentre la crisi economica lascia senza lavoro centinaia di migliaia di lavoratori e non ci sono soldi per il welfare, per la sanità, per la scuola , per il terzo settore.

Assistiamo attoniti al tradimento del governo Monti e dei partiti.

E mentre è passata in tutta fretta la Riforma della Difesa(se ne parlava da vent’anni!), non si è fatto nulla per la Riforma della Cooperazione, che è l’altra faccia della medaglia! E questo nonostante che ci sia un ministro cattolico, A. Riccardi, alla Cooperazione Internazionale.(E’ da vent’anni che girano in Parlamento proposte di riforma della Cooperazione internazionale che è ormai ridotta ai minimi termini!). Nel 2000 l’Italia aveva promesso all’ONU che avrebbe versato lo 0,7% del suo PIL per sconfiggere la povertà. L’Italia , all’ultimo posto nella graduatoria, ha disonorato in questi dodici anni gli impegni presi arrivando allo 0,2% del PIL mentre spende il 2% del PIL in armi.

Siamo giunti così alla follia di spendere, lo scorso anno, 26 miliardi di euro (dati SIPRI) a cui bisogna aggiungere 15 miliardi di euro per gli F-35. Si tratta di 41 miliardi di euro: una vera e propria manovra! Nessun taglio alle armi, anzi la Difesa avrà un miliardo in più da spendere nell’acquisto di sofisticati strumenti di morte. Mentre  il governo Monti ha tagliato fondi alla scuola, alla sanità, al terzo settore.

Mi amareggia il silenzio della Conferenza Episcopale Italiana. Altro che ‘pace in terra agli uomini di buona volontà’ che è il cuore del messaggio natalizio.

Il nostro paese sceglie ancora una volta la via della morte invece della vita.

E’ un Natale amaro, un Natale ‘armato’.

Alex   Zanotelli

Napoli, 21 dicembre 2012

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AUGURISSIMI

2013

Augurissimi a tutti e a tutte per il nuovo anno 2013

Vi porgo il mio augurio per il nuovo anno 2013.

Lo faccio attraverso le bellissime immagine di un video che trovate in youtube, con la sempre bella ed emozionante canzone Oh Happy Day.

Vedetevi il video e gustatevi la bella musica e le stupende immagini. Cliccate qui per vederlo Oh Happy Day – Happy New Year 2013….Buon Anno 2013 a tutti

Un abbraccio di auguri.

Adriano Sella

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Il brano da utilizzare nella pausa cosmica del 21 dicembre alle ore 12.00

L’imperativo cosmico è la vita

Il brano da utilizzare nella pausa cosmica

L’imperativo cosmico è la vita di tutti mediante la relazione.

Il 21 dicembre: insieme per diventare i Missionari dell’Arcobaleno

La vita, ma una vita piena e quotidiana, è diventata un’esigenza essenziale di tutti: Madre Terra la acclama sempre più, l’Umanità la richiede in maniera incessante, tutti gli Esseri Viventi la esigono come diritto, l’Universo l’emana in maniera traboccante.

Un imperativo sempre più forte, che sta approdando finalmente nella coscienza collettiva, è la relazione come il nuovo paradigma, per rendere possibile la vita cosmica,  ossia la vita di tutti e di tutto il Creato.  Non c’è nessun tipo di vita senza la relazione, però una relazione di profonda armonia, unità e pace, ossia una relazione d’amore.

Finalmente l’Umanità ha percepito che è essenziale generare un tessuto di reti di relazioni per poter promuovere il ben vivere. Relazioni di pace con tutti i vari popoli del pianeta, con tutti gli altri esseri viventi, con madre terra e con tutto il cosmo.

L’universo non deve essere considerato una somma di tutti i suoi esseri, ma è l’articolazione di tutte le reti di relazioni che tutti devono stabilire per poter vivere in maniera piena. Questo è l’imperativo cosmico che ci viene trasmesso dalla sapienza degli Indios, per rendere possibile la vita in tutte le latitudini e le altitudini, non solo del pianeta terra ma anche dell’universo.

Questa è stata la grande missione di Gesù Cristo, secondo il grande teologo Teilhard de Chardin, nel percepire il movimento ascendente che va dalla geogenesi, biogenesi e alla cosmogenesi, ma tutto questo viene completato dalla “Cristogenesi”, perchè il Cristo è il punto Omega, oltre ad essere l’Alfa. Con il Cristo, il movimento ascendente passa dalla materia alla vita e allo spirito. Dove tutto diventa energia cosmica. Dio, mediante l’incarnazione, si è immerso nella materia per guidarla verso la sua pienezza: dove tutto diventa energia o spirito, ossia relazione d’amore. È l’era dell’amorizzazione del mondo (trasformazione in amore di tutto), ossia della Cristificazione del cosmo.

Siamo qui per vivere questa sosta cosmica e per percepire finalmente che l’umanità, a partire dalle tante crisi e soprattutto dai gravi cambiamenti climatici, sta prendendo coscienza, in maniera collettiva, che deve cambiare tutte le reti di relazioni che sono intrise di non cura e di violenza,  nei confronti dei molteplici popoli, di tutti gli esserei viventi, della madre terra e dell’universo, per poter generare relazioni intrise di armonia e di profonda unione. È l’era dove finalmente entra nella coscienza collettiva: l’I Care di don Milani, la Non Violenza di Ghandi, l’Amore di Gesù Cristo.

Che il Dio della Vita, presente in tutti i popoli, in tutte le genti, in tutte le religioni, in tutti i cristiani, ci conduca verso questa nuova fase, per poter accendere reti di relazioni, dove primeggia l’amore nei confronti di tutti e di tutto!

Che la nostra Umanità, avviando questo nuovo ciclo, prenda sempre più coscienza, in maniera collettiva, che potrà continuare a vivere solamente se riuscirà a stabilire piena armonia e unione con madre terra e con l’universo!

Che i Popoli della terra, sappiano condividere i propri saperi e riescano finalmente a prendersi per mano, per poter approdare insieme in questa nuova fase cosmica, dove tutto deve diventare energia e spirito di vita.

Diventiamo Missionari dell’Arcobaleno per poter unire il cielo e la terra, così come ha fatto Gesù Cristo mediante il mistero del Natale, in modo che tutto l’amore incommensurabile dei cieli possa riempire la terra!

Diventiamo Missionari dell’Arcobaleno per poter aiutare la nostra umanità a far proprio l’imperativo cosmico, dove tutto deve diventare vita mediante la piena armonia e unità con madre terra e con l’universo.

Diventiamo Missionari dell’Arcobaleno, per poter condurre la vita cosmica verso il punto Omega, l’Amorizzazione di tutto.

Diventiamo Missionari dell’Arcobaleno nella nostra vita quotidiana, a km.0, in modo che le nostre piccole scelte, gesti e cambiamenti contengano la portata e la ricchezza di tutta l’energia cosmica, facendo diventare pane quotidiano la relazione d’amore universale.

Adriano Sella

(missionario dell’Arcobaleno)

 

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Sosta comunitaria nelle sorgive di Dueville (VI)

Venerdì 21 dicembre – ore 12.00

Invito per una sosta cosmica comunitaria

nelle sorgive di Dueville (Vicenza)

 

Per chi vuole vivere una sosta cosmica comunitaria, insieme a noi, ci troviamo nelle sorgive di Dueville (Vicenza), dove c’è una delle più grandi e preziose falde acquifere dell’Europa. Vogliamo trascorrere il momento del solstizio presso le sorgive dove scorre continuamente sorella acqua che è la madre della vita.

L’appuntamento è alle ore 11.00,  nel piazzale della Chiesa di Novoledo (comune di Villaverla di Vicenza), dove poi insieme andremo alle sorgive per vivere, insieme con tutte le persone dell’emisfero del Sud e del Nord, questo momento di profonda unione con madre terra e con tutto l’universo. Sosteremo nell’area delle sorgive dove vicino c’è l’acquedotto di Padova, ossia da dove si attinge l’acqua che viene condotta a Padova.

Sarà un momento di grande spiritualità e presa di coscienza collettiva per poter rendere sempre più possibile l’armonia e la pace cosmica.

Mandatemi e-mail per chi verrà alle sorgive di Dueville: adrianosella@virgilio.it

Vi saluto e a presto.

Adriano Sella

P.S. Per chi potrà vivere una sosta cosmica personale o insieme con altri, sarà disponibile nel sito un brano da utilizzare nel momento della sosta.

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Appello per il 21 dicembre 2012: chiamati a diventare i Missionari dell’Arcobaleno

Il 21 dicembre non è la fine del mondo,

ma l’avvento di un nuovo ciclo per l’umanità,

secondo la profezia dei Maya.

Appello per diventare tutti Missionari dell’Arcobaleno

facendo iniziare il nuovo ciclo della vita cosmica

Ormai è diventata una credenza diffusa che la profezia dei Maya indichi la fine del mondo per il 21 dicembre 2012, nel giorno del solstizio invernale per l’emisfero Nord e di quello estivo per l’emisfero Sud. Mentre la scienza del popolo Maya, secondo gli stessi indios (maya, aztechi, quechua, lakota, dakota…), ha rivelato molto in anticipo, mediante il suo calendario, la fine di un ciclo breve (5.125 anni), chiamato anche non tempo, e l’inizio di un nuovo ciclo (25.625 anni).

Non si tratta quindi della fine del mondo, come i mass media stanno diffondendo da tempo, ma l’inizio di una nuova era: dove l’umanità si rende finalmente responsabile e solidale nei confronti della madre terra, generando un rapporto di armonia e di unità.

Questa verità verrà annunciata anche da un grande incontro internazionale in Bolivia, che verrà realizzato dal 20 al 22 dicembre all’Isla del Sol del lago Titicaca, il lago navigabile più alto del mondo (3812 metri sul livello del mare), dove rappresentanti di diversi popoli di Indios (maya, aztechi, quechua, lakota, dakota e tanti altri), insieme con tanti altri gruppi e cittadini, sotto la presidenza dell’indio Evo Morales, l’attuale presidente della Bolivia. La convocazione per l’incontro internazionale dichiara che si chiude il ciclo del non-tempo per poter accogliere il nuovo ciclo: tempo di equilibrio e di armonia per la Madre Terra.

L’appello di convocazione riprende anche la scienza del popolo Lakota, la quale rivela che quando la terra starà per morire e quando l’umanità si troverà nel caos, ci saranno persone vigorose, chiamati i guerrieri dell’Arcobaleno che dal Sud verranno a restituire alla Madre Terra l’equilibrio e l’armonia. Come pure la scienza del popolo Hopi rivela che quando la terra sarà malata e gli animali staranno scomparendo, allora arriverà una tribù con persone di tutte le culture, conosciute come guerrieri dell’Arcobaleno, che aiuteranno a restaurare l’antica bellezza della Terra.

Anche un grande filosofo e teologo francesce, Pierre Teilhard de Chardin, aveva già dichiarato nel 1923, l’evento di una nuova era: l’irruzione nella Noosfera, dopo la geosfera e la biosfera. Si tratta dell’era quando l’umanità entrerà in uno stato di coscienza collettiva, scaturita dall’interazione fra le menti e i cuori uniti: “stiamo assistendo ad un fenomeno nuovo, sta emergendo un nuovo tipo di coscienza, a livello planetario, una nuova logica, quella della complessità, una nuova cosmologia. L’essere umano si percepisce come figlio e figlia di questa terra. Camminiamo verso l’irruzione di una nuova coscienza collettiva, una noosfera, come in antecedenza erano sorte l’atmosfera, la biosfera, l’antroposfera. Siamo forse all’antivigilia dell’irruzione di un fenomeno nuovo nel processo della cosmogenesi. La coscienza sempre più planetaria, la percezione di essere corresponsabili di ciò che accade alla natura e all’umanità consentirebbero la realizzazione, nell’ipotesi di Teilhard de Chardin, della noosfera (la sfera della mente unificata). Saremmo all’antivigilia dell’implosione di qualcosa di inaudito nella storia del pianeta (…). Alcuni aspettano, in tempi brevi, l’onda zero, quando dovrebbe emergere la noosfera (la nuova era planetaria). Tutto ciò che ogni persona fa o tralascia di fare concorre o si oppone alla creazione di questa nuova fase dell’umanità. Il fenomeno della nuova civiltà che emerge rappresenta una sfida per tutte le religioni, in particolare per il cristianesimo” ha dichiarato il teologo della liberazione Leonardo Boff.

Credo fermamente che siamo di fronte ad una nuova era. Tutte le reti sociali, a livello locale, regionale, continentale e planetario, formate in questi anni da tante persone di varie culture, popoli e religioni, stanno dimostrando l’incontro e l’interazione di tante menti e cuori umani che sognano, vogliono e s’impegnano già per rifare tutte le relazioni nei confronti di Madre Terra, come pure con tutto l’Universo, verso l’armonia e l’unità cosmica.

Per cui, il 21 dicembre siamo chiamati a diventare i Missionari dell’Arcobaleno per poter avviare una nuova aurora, come ci chiamava a fare il grande vescovo Tonino Bello: “Bisogna forzare l’aurora a nascere, crediamoci. Forziamo l’aurora. È l’unica violenza che ci è consentita”.

L’arcobaleno è il simbolo dell’unione del cielo e della terra (unione cosmica) mediante la diversità di tanti colori con l’unità di tutti gli esseri viventi.

È il tempo dello Spirito che soffia dove vuole e in ogni luogo, chiamandoci a riscattare la ragione del cuore, l’intelligenza emotiva e sensibile con la prassi equa e solidale, unendo così le menti con i cuori di tutti. Inizia finalmente l’era del primato della spiritualità sulla religione: lo Spirito di Dio è libero di agire dove vuole e non si lascia mai imprigionare dagli umani, generando uomini e donne, di ogni cultura e popolo, responsabili e coraggiosi nella cura di madre terra e dell’armonia cosmica. 

Faccio un appello a tutti per metterci in comunione con tutte le persone dell’Arcobaleno dell’emisfero Sud che si troveranno in Bolivia, nel 21 dicembre, per dare apertura al nuovo ciclo dell’equilibrio e dell’armonia. 

Rivolgo a tutti noi dell’emisfero del Nord la chiamata di essere oggi i Missionari dell’Arcobaleno che sanno costruire armonia e unità con Madre Terra e con tutto l’Universo, rendendo possibile l’inizio della nuova era dove l’umanità diventa finalmente responsabile del futuro del pianeta, mediante la cura e la profonda solidarietà nei confronti di tutti.

Per cui, invito a vivere il 21 dicembre, personalmente oppure insieme con altre persone, attraverso un momento di spiritualità che possa generare una profonda unità con Madre Terra e una viva armonia con l’Universo,  insieme a tutta l’umanità .

La proposta è di fare una sosta cosmica, alle ore 12.00 del 21 dicembre, nel momento dello solstizio invernale che avviene precisamente alle ore 11.11 nel 2012, per prendere maggiore coscienza della nostra responsabilità a partire dai gemiti sempre più gravi di Madre Terra e per sentire la chiamata ad essere i Missionari dell’Arcobaleno. Questa breve sosta di 15 o 30 minuti, può essere realizzata a livello personale, oppure a livello comunitario, terminando con un impegno vivo e coraggioso di rendere possibile non la fine del mondo ma l’inizio di una nuova era.

Che i tanti colori dell’arcobaleno possano prenderci per mano e condurci verso l’armonia cosmica e una reale unità con Madre Terra! 

Padova 11 dicembre 2012

Adriano Sella

(missionario dei nuovi stili di vita)

 adrianosella@virgilio.it

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