Vogliamo giustizia, non più assistenzialismo o respingimento

 

Vogliamo giustizia e solidarietà intelligente

non più assistenzialismo o respingimento

Cari cittadini e care cittadine dell’Italia e dell’Europa,

voglio rivolgermi a voi, ma soprattutto a tutti coloro che sono convinti di risolvere il problema dell’immigrazione con la moneta dell’elemosina o del respingimento. Vi faccio subito una domanda: come fate a vivere con tutte le paure che avete fatto entrare nella vostra vita soprattutto contro gli immigrati? Ormai da tempo si sono insidiate dentro di voi tante paure verso chi viene da lontano, costretto a migrare e ad affrontare continui muri anche umani, culturali e religiosi.

Come missionario del creato e dei nuovi stili di vita e come cittadino del mondo con una lunga esperienza in Amazzonia del Brasile, voglio darvi una mano a liberarvi dalle tante paure che in fondo affliggono le vostre vite e non vi fanno vivere con dignità e felicità.

È bene prendere coscienza che le paure verso gli immigrati non hanno confini e per questo si stanno insidiando, come un boomerang, dentro al proprio vicinato e fino all’interno delle nostre case. Il diverso di cui avete paura non assume solamente il volto dell’immigrato, ma anche le facce di tutti coloro che esprimono le diversità dal nostro modo di vivere, di pensare e di essere. Così lo diventano i nostri stessi resilienti che assumono a volte il volto dei mendicanti, degli zingari, dei tossicodipendenti, degli anziani, degli omosessuali, dei credenti di confessione o religione differente, fino ai vicini di casa e a quelli che abitano con noi che hanno il volto del figlio, del fratello o sorella, del partner, dei genitori e dei nonni. Tutti stanno diventando il diverso da combattere fino ad eliminarlo, generando così un forte rischio che domani tocca pure a ciascuno di noi, come dice la canzone “gli altri siamo noi”.

Per compiere questa opera di liberazione dalle paure che si sono insidiate nelle nostre pance, bisogna accendere il cuore e la mente che sono gli organi fondamentali per il benessere psico-fisico dell’organismo umano e quindi anche della pancia. Senza una mente sana e un cuore che pulsa diventa impossibile far vivere tutto il corpo umano e per cui la nostra pancia rischia di prevalere e far grondare paure su paure, fino ad imprigionarci in una vita ristretta alla noia per avere intorno solo ombre di noi stessi.

Accendiamo quindi la nostra mente e il nostro cuore, facciamoli innamorare fino al loro felice matrimonio che ci permetterà di costruire un’altra vita, di respirare a pieni polmoni, di alzare le braccia, di volare lontano col pensiero e di percepire bene il da farsi per poter risolvere i problemi alla radice dei mali, senza più antidolorifici o tossicodipendenze che li alleviano solamente e non li rimuovono.

Sono d’accordo con voi: l’assistenzialismo che assume il sapore di buonismo non risolve il problema di questi sempre più imponenti fenomeni migratori. Ma neppure la vostra tendenza di respingimento o di alzata di muri. Ammettiamolo: nessuno delle due tendenze riesce a rimuovere le cause strutturali di questi fenomeni migratori sempre più gravi e dolorosi per tutti.

Sono d’accordo con voi: aiutiamoli a casa loro. Io lo sto dicendo da decenni. Ma il vero aiuto a casa loro non è quello che pensate di fare: campi di profughi al di là del mediterraneo sul territorio africano, chiamati “hotspot”; oppure una cooperazione intergovernativa che da decenni trasferisci aiuti dall’occidente al sud del mondo in forma di grande quantità di denaro che ha generato molta corruzione nei governi locali, con eserciti impegnati a sedare le rivolte delle popolazioni stremate dalla miseria per poter permettere alle multinazionali di continuare a depredare le loro terre. La prima diventerebbe un altro muro costruito nella loro terra, mentre la seconda è una “carità che uccide” come dichiarò la zambiana Dambisa Moyo.

Per poter aiutarli davvero a casa loro, bisogna partire dalla presa di coscienza che le migrazioni dei barconi sono forzate e non volute e neppure scelte. Si tratta di fenomeni migratori forzati dalle tante guerre, dalla miseria che ha il volto di un continuo impoverimento, e dai cambiamenti climatici. Cause strutturali che sono documentate da indagini, dati, statistiche, fatti e realtà. Infatti, le guerre distruggono territori e costringono milioni di persone a chiedere asilo politico; l’impoverimento delle loro popolazioni mediante un nuovo colonialismo che s’impossessa delle loro ricchezze naturali, depredando le loro terre e sfruttando la loro manodopera a bassissimo prezzo, compresa quella infantile, costringe milioni di poveri economici a cercare altrove un futuro dignitoso; i cambiamenti climatici stanno generando già milioni di migranti ambientali costretti ad abbandonare le loro terre a causa di siccità, alluvioni, uragani e altre calamità ambientali.

In tutto questo, noi abbiamo delle grandi e gravi responsabilità. Quali sono? Il commercio delle armi che è in continuo aumento nei nostri paesi occidentali ed è il generatore delle guerre. Un’economia e finanza che sta depredando i popoli di maggioranza povera alimentata dai nostri sfrenati consumi ed investimenti ingiusti e immorali. L’inquinamento del pianeta terra che è sempre più grave e di cui noi occidentali siamo i maggiori responsabili.

L’esempio emblematico ce l’abbiamo tutti nelle nostre mani: si chiama cellulare o smartphone per i raffinati del linguaggio. Tutti ormai lo possediamo e pretendiamo averlo ad un prezzo tale da permetterci di cambiarlo ogni anno, come accade nella media mondiale, per poter adottarci dell’ultimo modello, oppure per poter averne più di uno, magari 3 o 4. La nostra mente ci chiede di capire cosa c’è dietro a questo oggetto. Se avessimo occhi aperti scopriremo le tre cause delle migrazioni forzate: guerra, impoverimento e inquinamento. Infatti, sappiamo ormai bene che ci vuole il prezioso Coltan per realizzare questa tecnologia, un minerale essenziale che non si trova da noi ma nel sud del mondo. Circa il 70% per cento proviene dalla Repubblica democratica del Congo, dove esistono conflitti bellici per impossessarsi delle miniere del coltan, utilizzando la manodopera anche infantile con condizioni disumane e con salari miserabili. Infine, a causa della vita breve che diamo al nostro cellulare aumentiamo l’inquinamento dovuto dalle tante megadiscariche elettroniche presenti in Africa e in India.

Siamo disposti ad avere un cellulare che usi un’altra filiera economica? Impegnata a pagare un prezzo giusto ai lavoratori con condizioni umane dignitose? Senza favorire guerre in loco per impossessarsi del prezioso minerale? Facendo un uso sobrio e dando lunga vita al nostro smarthphone per non fare tanti rifiuti elettronici?

Ecco quindi cosa significa davvero aiutarli a casa loro: rimuovere le cause strutturali che generano le migrazioni forzate, ossia lavorare a monte e non solamente a valle. È quello che ho tentato di approfondire nel libro Dipende da noi e di diffondere anche mediante il segnalibro con il decalogo di azioni concrete e quotidiane, possibili a tutti, per non cadere nell’assistenzialismo e neppure nella costruzione di muri.

Allora, il nostro cuore pulserà e ci aiuterà ad incontrare davvero l’altro, dallo straniero come l’immigrato al vicino come il convivente, senza più usare la moneta dell’elemosina ma quella dell’incontro e della condivisione della vita, per poter ascoltare il grido del diverso che esige il cambiamento dei nostri stili di vita. Sia per poter rispondere con verità al diritto a non migrare che le popolazioni del Sud del mondo ci rivolgono continuamente, in quanto ogni popolo vuole vivere con dignità nella propria amata terra, senza più essere costretto ad abbandonarla per terre lontane. E sia per poter rispondere al grido del diverso che è dentro la nostra casa e che è stanco del consumismo ossessivo, compulsivo e compensatorio, ma che ha una intensa sete del nostro saluto, una tremenda fame del nostro abbraccio e una insaziabile voglia di relazioni umane per poter vivere felice, e non più soffocato da tante cose da consumare e da gettare. Ricordiamoci, l’incontro con il diverso che ha oggi il volto dell’impoverito a livello economico, dagli immigrati ai nostri poveri, ma anche a livello esistenziale, dai tanti consumisti ai disagiati senza più speranza, è un sana opportunità per invertire la rotta e per cambiare questa “economia che uccide” e questa finanza che toglie ogni condizione di vita per la grande maggioranza della popolazione mondiale.

Incontrare l’altro, soprattutto il diverso, è umanizzarci tutti per permettere ad ogni popolo di vivere con dignità e quindi felice anche nella propria amata terra, senza più migrazioni forzate con respingimenti ipocriti perché prima li costringiamo a venire e poi li respingiamo.

Crediamoci! Diventiamo cittadini e cittadine che sanno davvero dare un futuro migliore alle nostre e altrui generazioni future. Altrimenti saremo giudicati pesantemente da loro per aver riempito la loro pancia solo di oggetti e paure, rendendo il loro cuore disumano e la loro mente crudele.

Dipende da noi! Uniamoci per rendere il mondo bello con i colori delle diversità.

Adriano Sella

(educatore dei nuovi stili di vita, scrittore e conferenziere, missionario laico del creato,  coordinatore del movimento Gocce di Giustizia e della Reti nazionali Nuovi Stili di Vita)

Per approfondire: leggere il mio libro Dipende da noi, edizioni San Paolo 2017.

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