Appello per le vacanze estive: Relazioni e non soltanto contatti

 

Appello per le vacanze estive

Vivere relazioni e non soltanto contatti

Voglio rivolgere a tutte le persone, come educatore dei nuovi stili di vita, un appello forte in occasione delle vacanze estive: fate esperienza di relazioni interpersonali e non appena di contatti “liquidi”.

I fatti della vita, l’esperienza del quotidiano e gli avvenimenti locali e globali ci stanno sollecitando a percepire, sempre più e meglio, quanto le relazioni sono essenziali per la vita. Anche la pandemia del coronavirus ha fatto emergere questo dato fondamentale. Ricordiamoci sempre: siamo esseri relazionali e non possiamo vivere senza le relazioni. La nostra vita è costituzionalmente relazione. Siamo nati, infatti, come dono della relazione e riusciamo a vivere se respiriamo relazioni, in quanto esse sono il nostro ossigeno. Ciascuno di noi è frutto di tante relazioni e, per cui, non può bastare a se stesso. C’è dentro di noi un bisogno esistenziale di relazionarci con tutto quello che ci circonda, perché tutto è in relazione.

Viviamo oggi però un conflitto antropologico tra continuare ad essere individui oppure diventare persone umane. Individuo è colui che si sente autonomo ed è convinto che, come soggetto, riesce a bastare a se stesso. In primis non riesce ad andare oltre ai propri bisogni per cui l’altro è visto (anche inconsciamente) come strumento per raggiungere i propri interessi individuali. Pertanto vive di contatti e non di relazioni. Ciò accade soprattutto in questa economia di mercato di stampo neoliberista: tutto diventa merce per poter trarre profitto e le persone vengono ridotte a meri consumatori, ossia individui che vengono riempiti di contatti per generare il desiderio di possedere quello che non hanno, fino ad inondare la loro vita di una miriade di oggetti.

Esiste oggi la tendenza di riempire la vita di contatti, ma troppo poco di relazioni. I contatti stanno diventando sempre più veloci, superficiali, fluidi e precari, come frutto della “società liquida” analizzata molto bene da Zygmunt Bauman. Il noto sociologo la definisce così in quanto tutto diventa liquido, soprattutto le relazioni, perché diventano dei legami fragili, frettolosi, fugaci.

Contatto significa rivolgersi all’altro per un proprio tornaconto, in quanto si ha bisogno di qualcosa e dopo averla ottenuta s’interrompe il legame. Così come avviene a livello economico: il consumatore entra in contatto con l’impresa per poter acquistare l’oggetto desiderato; e viceversa l’impresa contatta il consumatore per poter vendere i propri prodotti. I due agenti economici hanno bisogno l’uno dell’altro ma il tutto si ferma a livello consumistico. Questa tendenza non si è ridotta alle cose ma si è allargata alle persone umane. In questo modo, tutto diventa liquido e provvisorio: ogni rapporto umano (familiare, amichevole, affettivo e sessuale…) si trasforma in una esperienza veloce e superficiale, di grande portata emozionale ma di poca profondità. Le persone si servono dei contatti con la stessa facilità con cui si nutrono di caramelle: entrambi attenuano momentaneamente il senso della fame donando un piacere effimero. Ben presto però si ricade nuovamente nel vuoto della solitudine quotidiana. L’individuo ha la tendenza di mettersi al centro di quello che gli gira attorno facendo uso e consumo degli altri, o peggio ancora l’usa e getta.

Ecco la grande sfida educativa: diventare esseri umani che vivono non appena di contatti ma di relazioni. La relazione interpersonale è il movimento che va verso l’altro per poter scoprire il diverso da noi, non “l’ego” ma “il tu” o meglio “l’alter”. La realtà che mi completa, mi complementa, mi fa crescere, mi fa uscire da me stesso per inoltrarmi nella profondità dell’altro, fino a scoprire la bellezza di tutti gli esseri viventi che mi circondano, anche i più piccoli e insignificanti agli occhi dei potenti. Relazione significa stabilire un rapporto non di uso e consumo, ma di crescita umana. Oggi abbiamo un bisogno enorme di relazioni che si fanno condivisione, comunione e unione di sogni, impegni, speranze, angustie, lotte e liberazioni. Sono le relazioni che sanno curare, amare, liberare, crescere, rendere la vita propria e altrui in una realtà felice, prospera e duratura.

Le relazioni non si cancellano con un click, come si fa con i miriadi contatti dei social network, ma diventano durature, profonde e arricchenti. Ci fanno diventare persone vere, liberate dalla tendenza dell’individualismo. Anche quando ci troveremo da soli non sentiremo il peso della solitudine, perché un vero amico, frutto di una bella e profonda relazione, non si ha bisogno di contattarlo ogni giorno, ma di sentirlo presente anche se non lo è fisicamente. Il silenzio della solitudine diventa, per cui, un modo per sentirlo presente e non sentirsi più soli.

Oggi ci troviamo davanti ad un bivio. Due sono le strade: rimanere individui, consumare tanti contatti e poi restare da soli; oppure diventare persone e vivere la bellezza della relazione che libera dalla solitudine.

Dopo un lungo periodo lavorativo, a volte difficile e pesante, con molteplici impegni di vita quotidiana, che ci fanno vivere sempre di corsa e senza più tempo per fermarci a pensare, le vacanze estive sono una bella e importante opportunità per staccare la spina della routine e prendersi del tempo per riposare, ma anche per riflettere sulla vita e per poter scoprire o far nascere legami significativi.

Le vacanze ci mettono in relazione con tante realtà di questo nostro mondo, a partire dalla bellezza della natura e dei suoi paesaggi, con le tante creature che popolano questa nostra madre terra, a partire dai popoli e fino a tutti gli altri esseri viventi (vegetali e animali). Cerchiamo di costruire relazioni e non appena contatti. Sarà anche un modo per curare la nostra madre terra che tanto sta soffrendo a causa delle nostre azioni che la stanno sfruttando, violentando e massacrando, generando così sempre più seri, gravi e devastanti cambiamenti climatici. Sono le relazioni che riusciranno a custodirla, mentre i contatti la continueranno a trattare come una merce.

Impariamo quindi a fermarci a contemplare la natura, ad abbracciare un albero, ad accarezzare il fiore e la foglia, a stupirci di fronte alla scoperta che ogni animale, anche il più piccolo, è importante per l’equilibrio cosmico, a scrutare la bellezza dell’altro essere umano con le sue molteplici diversità, a perdersi con lo sguardo nella profondità del cielo stellato. Tornando a casa dalla vacanza estiva, riusciremo finalmente a liberare il nostro quotidiano dai contatti “liquidi” e a riempirlo di relazioni costruttrici di un domani migliore.

E, allora, cambiamo il paradigma delle nostre vacanze: più relazioni e meno contatti.

Gambugliano (VI), 14 agosto 2020

Adriano Sella

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