Il grido dei migranti ci chiama al cambiamento dei nostri stili di vita

Cari amici e care amiche, vi condivido questo brano che ho fatto in questo periodo così difficile e duro per i migranti che tentano di liberarsi dalle torture e violenze che accadono nei campi di detenzione in Libia, fuggendo e cercando un futuro migliore attraversando il mare Mediterraneo oppure varcando la via Balcanica.

 

Abbiamo paura di risolvere il problema delle migrazioni

perché esige il cambiamento dei nostri stili di vita

L’uomo cerca la verità ma ha paura di incontrarla, perché quando l’incontra deve cambiare vita” (Jaques Maritain)

La questione dei migranti è ritornata sulla scena mediatica e all’attenzione di tutti, grazie alla coraggiosa capitana della Sea Watch, Carola Rackete, che ha tentato di far sbarcare su un porto sicuro un gruppo di migranti scappati dalle violenze e dalle torture nei campi profughi della Libia.

In questo dibattito sul problema dell’immigrazione sono passate alcune notizie importanti, come quelle che ci ha comunicato il sindaco di Lampedusa e le varie Ong impegnate. I mass media non hanno più potuto nasconderle, perché puntando i riflettori sulla Sea Watch sono apparsi anche i barchini di migranti che approdano continuamente al porto di Lampedusa. Ecco alcune di queste notizie: gli sbarchi continuano mediante piccole barche che raggiungono continuamente Lampedusa; si è riaperta la rotta balcanica di migranti che entrano in Italia da Trieste; la Germania, la Francia e l’Austria hanno rispedito in Italia migliaia di migranti in base al regolamento di Dublino; in Libia i migranti vengono torturati e vivono in veri campi di concentramento, fino al punto che la grande maggioranza di loro hanno dichiarato che preferiscono rischiare l’attraversata del Mare Mediterraneo piuttosto che morire in Libia sotto le torture; sono pochi gli immigrati irregolari sul nostro territorio che vengono rispediti a casa, facendoli girare sul nostro territorio come delle mine vaganti e senza prospettiva di integrazione; i progetti di accoglienza e di integrazione, come gli SPRAR, vengono smantellati dal decreto Sicurezza, costringendo migliaia di migranti a vivere sulle strade con il rischio di entrare nella microcriminalità, ecc.

Insomma, il problema delle migrazioni non è stato risolto, come sembra dalla percezione della gente. Eppure la politica ci aveva illuso che non arrivavano più migranti, che i porti erano chiusi, che il problema è stato risolto, che gli irregolari venivano rispediti a casa in massa, che finalmente ci eravamo liberati dal nemico degli italiani che aveva il volto degli immigrati, soprattutto africani.

Esiste quindi un grande divario tra la percezione della gente, alimentata dalle promesse politiche, e la realtà italiana che una donna straniera, coraggiosa capitana del mare, ha fatto emergere tra le tante ipocrisie, promesse e illusioni che girano nella nostra bella Italia.

Tutto questo rafforza la mia intuizione, come altri l’hanno potuto esprimere anche mediaticamente. Non si vuole risolvere il problema dell’immigrazione alla sua radice, ossia rimuovendo le cause strutturali che generano i fenomeni delle migrazioni forzate. Cosi come ho delineato nel libro Dipende da noi e sintetizzato nel segnalibro Come rimuovere le cause strutturali delle migrazioni.

Perché non si vuole lavorare a monte del problema, ma solamente a valle facendo assistenzialismo o respingimento? Credo, che, come scriveva Jaques Maritain, abbiamo tutti paura di scoprire la verità perché questo esige il cambiamento della nostra vita. Scoprire le cause delle migrazioni forzate significa prendere coscienza delle nostre responsabilità come cittadini e cristiani, tanto più quelle della nostra politica, della nostra economia e finanza, sostenute dai nostri voti (anche come quello nel portafoglio), dalle nostre scelte quotidiane e anche dalle nostre celebrazioni religiose.

Non solo la politica ha paura di scoprire la verità, perché deve cambiare radicalmente il suo modo di agire a livello locale e globale, e soprattutto perderebbe il capro espiatorio su cui scaricare tutti i problemi degli italiani. Inoltre, avrebbe come conseguenza una drastica perdita nei sondaggi elettori. Ma anche la gente ha paura perché si renderebbe conto quanto siamo complici dei drammi migratori e quanto dobbiamo impegnarci ad abbassare i nostri tenori di vita e a vivere con sobrietà, eticità e giustizia. Come pure i cattolici hanno paura perché si vergognerebbero di tanta ipocrisia tra il celebrare Messe e non viverle nel quotidiano, tra il difendere simboli religiosi e non farli diventare impegno di vita nuova.

Non solo il grido dei poveri ma anche quello della terra esige un cambiamento dei nostri stili di vita, che non possiamo più tramandare, trascurare e sottovalutare.

Grazie a queste due donne coraggiose, Greta Thunberg e Carola Rackete, che ci hanno fatto sentire profondamente e intensamente il grido del mondo, la prima quello della nostra sorella e madre terra, la seconda quello delle nostre sorelle e fratelli sempre più impoveriti ed emarginati.

Il grido ci chiama al cambiamento della nostra vita personale, comunitaria e istituzionale. Il grido ci fa essere finalmente umani, senza più buonismi o indifferenze. Il grido ci fa scoprire la verità. E dobbiamo rispondere non con le stesse armi di chi lo genera, ma con lo stile della nonviolenza.

Al male si risponde con il bene, alla pancia si risponde con il cuore, all’istinto si risponde con l’intelligenza, ai muri si risponde con i ponti, alla miseria si risponde con la giustizia.

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