Non imprigioniamo il Dio con noi nel presepio, ma liberiamolo

Non imprigioniamo il Dio con noi nel presepio,

ma liberiamolo.

Non imprigioniamo il Dio con noi nel presepio delle nostre case, scuole, piazze e chiese, senza più farlo vivere in mezzo alla gente.

Non imprigioniamo Gesù bambino nella grotta del presepio, senza più riconoscerlo nel volto dei bambini, soprattutto in quelli impoveriti, sfruttati e migranti.

Non imprigioniamo l’Amore del Padre nella culla del presepio, senza più sentirlo nelle relazioni umane e cosmiche, soprattutto in quelle che curano le creature più fragili e povere.

Non imprigioniamo lo Spirito Santo nelle statue del presepio, senza più farlo camminare sulle vie della terra e nelle arterie dei popoli, disinnescando così la sua potente energia di vita.

Liberiamo il Dio con noi dalla prigionia del presepio, per renderlo presente anche oggi là dove la vita della gente diventa faticosa e tortuosa.

Liberiamo Gesù Bambino dal carcere della grotta, per dargli anche oggi il diritto di nascere dove c’è amore senza confini.

Liberiamo l’Amore del Padre dal recinto della culla, per consentirgli di ridipingere i continenti e i pianeti con l’alfabeto della fraternità e solidarietà.

Liberiamo lo Spirito Santo dalla detenzione nelle statue, per farlo dilagare in ogni luogo della terra con la sua forza rigeneratrice sempre online.

Allora riusciremo a trasformare tutte le leggi e i decreti che escludono, opprimono e disumanizzano le persone e i popoli, soprattutto gli impoveriti e i migranti, in strumenti di pace, di giustizia e di amore.

Quando Dio è presente in mezzo a noi tutto cambia, anche le armi di distruzioni diventano strumenti di pace, così come declamò il grande profeta Isaia (cap. 2). E tutto diventa convivialità delle differenze, come ci esclamò il vescovo degli ultimi, don Tonino Bello.

E allora, vi supplico. Non imprigioniamo il Dio con noi nel presepio, ma liberiamolo per renderlo così com’è: generatore di vita piena per tutte le creature.

Natale 2018

Adriano Sella

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