“Dio Crea, il Diavolo Brucia”

Dio Crea, il Diavolo Brucia”

La persona umana ricicla, riutilizza e trasforma,mentre l’essere diabolico fa tanti rifiuti per bruciarli o seppellirli nel cuore della terra.

Dio Crea, il diavolo brucia” utilizzo questa metafora del noto professore di biochimica, Paul Connet, per introdurci nel grave problema, definita anche questione ecologica, che deve chiamare la nostra attenzione e soprattutto coinvolgerci in maniera urgente per un cambiamento di rotta, se vogliamo dare un futuro di vita alla terra come habitat umano e alle generazioni future.

Ci troviamo oggi di fronte ad un bivio:

  • custodire questo nostro mondo e tutto l’universo che sono di una bellezza straordinaria, prenderci cura della terra che è madre, avere un rapporto di empatia e sinergia con i popoli e tutti gli esseri viventi. Tutto ci parla e ci manifesta quanto è grande l’amore di Dio nei confronti dell’umanità, offrendoci un Creato che è davvero un dono e che si prende cura di tutti i figli e figlie di Dio, come pure di tutte le altre creature. Il libro della genesi ci chiama a custodirlo e a coltivarlo come un grande dono di Dio e un bene comune;

  • oppure continuare ad inquinare questo pianeta terra e a mercificare ogni bene naturale per poter trarre maggior profitto a servizio del dio denaro (mammona). La comunità scientifica continua ad elaborare rapporti sui cambiamenti climatici che sono inquietanti, facendo emergere che ormai siamo noi umani la prima minaccia contra il pianeta terra, a causa di un impatto devastante e di una impronta depredante nei confronti del pianeta terra. I dati del Global Footprint Network (un centro di ricerca internazionale sulla sostenibilità) ci hanno rivelato che il 20 agosto del 2013 è accaduto L’Earth Overshoot Day (il giorno del superamento), dimostrando che in otto mesi, abbiamo consumato tutta la quantità di prodotti naturali che il pianeta terra ci mette a disposizione per un anno. È la data in cui la nostra impronta ecologica supera la capacità di rigenerazione del pianeta,dopo il 20 agosto l’umanità è costretta a vivere in una situazione di sfruttamento e di depredazione di madre terra. 

Di fronte a questo bivio, quale strada vogliamo intraprendere? Non possiamo rimanere neutri e neppure restare fermi, perché sono i nostri modi di vivere e di agire che ci conducono da una parte oppure dall’altra.

Vogliamo agire da figli e figlie di Dio che s’impegnano a custodire la creazione di Dio e a renderla ancora più bella? Oppure svendere il Creato come una merce mettendolo nelle mani di questo mercato, dominato sempre più dalla finanza speculativa, che lo sfrutta e imbruttisce fino al punto di lasciare solamente morte per tutti?

Se intraprendiamo la prima strada, allora dobbiamo cambiare i nostri stili di vita. Fare come Dio che è l’amante della vita: creare. Questo verbo biblico che genera vita può essere concretizzato oggi mediante le seguenti azioni quotidiane: fare meno rifiuti, riciclare e riutilizzare le cose, impegnarsi per un consumo responsabile e sostenibile favorendo le filiere etiche, risparmiare a livello energetico ed avere una giusta misura e moderazione nell’utilizzo delle risorse naturali; far rinascere le relazioni tra tutti gli esseri viventi, a partire dalle relazioni umane; aver cura e rispetto di “nostra sorella madre terra, la quale ci dà nutrimento, ci mantiene e produce diversi frutti con fiori colorati ed erba” come affermò S. Francesco D’Assisi nel suo splendido Cantico delle Creature. Queste pratiche come tante altre fanno parte dell’impegno biblico del custodire. Ma creare significa anche impegnarsi per avere sempre più delle tecnologie che ci aiutano ad avere energie pulite e rinnovabili, una mobilità sostenibile, una bioedilizia, una agricoltura naturale (biologica, biodinamica…), nuove tecnologie di comunicazione che siano davvero a servizio della valorizzazione delle relazioni umane senza sostituirsi ad esse nel compensarle. Questi impegni e tanti altri concretizzano l’altro impegno biblico di coltivare nel rendere questo Creato ancora più bello. Ecco la via che ci conduce a creare vita in abbondanza per tutti gli esseri viventi e per tutte le generazioni, così come Dio ha fatto e vuole continuare a fare Dio attraverso di noi.

Mentre la seconda strada, quella del diavolo che brucia, significa distruggere la vita non solamente umana ma di tutto il Creato. E lo facciamo ogni volta che produciamo sempre più rifiuti per poi bruciarli, oppure li seppelliamo nel cuore della terra, inquinando falde acquifere e aree geografiche. Siamo il braccio del diavolo anche quando consumiamo in maniera sfrenata, favorendo filiere che inquinano l’ambiente, che sfruttano la manodopera e violano i diritti lavorativi, fino allo sfruttamento infantile. Ma anche quando cementifichiamo sempre più in maniera selvaggia e speculativa. Come pure quando mercifichiamo le relazioni umane, distruggendo la gratuità e il dono della reciprocità, suicidandoci mediante la solitudine provocata dalla miseria relazionale. Da queste e tante altre azioni che bruciano e distruggono la vita, lasciamo solamente cenere, e oggi polveri tossiche che generano il cancro della vita umana e cosmica. Il diavolo ci conduce sulla strada non solamente del genocidio ma anche del geocidio.

Faccio appello a tutti gli uomini e donne di buona volontà ad impegnarsi, in questo mese della custodia del Creato, per non essere più il braccio del diavolo che brucia e distrugge perfidamente lasciando solamente ceneri tossiche e scheletri addirittura non più biodegradabili; ma poter diventare sempre più e meglio la mano di Dio che crea, ricicla, trasforma infinitamente per generare vita in abbondanza e un futuro col profumo dell’amore.

Padova 8 novembre 2013

 padre don Adriano Sella

(Missionario del Creato e Coordinatore della Commissione diocesana Nuovi Stili di Vita)

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